…hang it on a shelf in good health and good time…

Mentre mi aggiro insonne per l’appartamento le ritrovo. Sono mollemente appoggiate su un ripiano della libreria. Le foto mi guardano, sorridendo, perché hanno sospeso per sempre momenti curiosi, momenti felici, momenti belli. Mio fratello che intervista Jervis Johnson, momenti diversi di diverse mostre di Lucca, amici e conoscenti del passato. Alessandro non era ancora ingrassato. Ettore portava i capelli lunghi. Federica era sempre la stessa, ancora ad anni di distanza.
E’ solo il la per ritrovarmi davanti al PC a scorrere l’archivio fotografico degli ultimi anni, mentre fuori albeggia. Convention, meeting, occasioni speciali. Rita che fa il gesto da metallara, i Movie Studios e il sosia di Antonio Banderas, Bruxelles a Natale, la mia famiglia, le ceramiche di mia madre, i gatti che dormono da qualche parte. Ogni foto mi ricorda perfettamente il momento in cui è stata scattata. Ogni foto è bella e insignificante.
Le scorro alla ricerca della foto perfetta. Di quella che, vedendola, mi farà sorridere e mi tranquillizzerà e riuscirà a mandarmi a dormire. Verona. Londra. Brasile. Nuoro. Amici. Conoscenti. Amori.
Mi sono sempre piaciute le foto. Ultimamente mi piacciono solo alcune. Poche. Scelte.
Pranzi di Natale. Compleanni. Pisa. Paola. Lorenzo.
Ultimamente mi piace un solo sguardo, dietro le foto. Mi piace una sola visione nello scattarle e nel rielaborarle successivamente.
Las Vegas. Vimercate. Maico. Carnevale. Bologna.
Una foto in penombra. Una foto controluce. Una foto con due corpi. Una foto con le carte. Una foto in cravatta. Una foto scattata venti volte perché non usciva come ci si aspetta. Una foto con il pennarello in mano e le scritte.
Mi fermo. Non trovo la foto perfetta. Non trovo neanche una foto con me, dentro. Ci sono poche foto con il me di un tempo. Con quel tizio strano, buffo, sfigato, che si dava un gran da fare per un sacco di cose tutto sommato poco importanti. Non ci sono io. Provo a cercare, torno indietro. Non ci sono. Prendo il cellulare e mi scatto una foto. Non ci sono.
Spengo il computer. Mi poggio alla finestra e guardo il sole che sorge, tra le nuvole.

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Una risposta a …hang it on a shelf in good health and good time…

  1. thecapricorntm ha detto:

    Bè se ora hai il coraggio di lamentarti sono schiaffi finché non ridiventi vergine.

    OGNI volta che una macchina fotografica o una videocamera si gira verso di te scappi urlando che vogliono rubarti l’anima!

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