After Zen /9

(continua /8)

C’è da dire che l’ascensore del Paradiso ha le musichette da ascensore esattamente come quelli della Terra. Mi passa sotto La ragazza di IpanemaMy way e El condor pasa. Suonate con il flauto peruviano. Lancio un’occhiata all’angelo, che continua a mandare SMS a qualche collega.
– Cosa? – chiede, senza alzare lo sguardo.
– Mi aspettavo altra musica.
– Tipo l’Ave Maria?
– Ecco. Magari non quella musica. Ma Pietro mi ha detto che a Dio piace tutta la musica.
– Sì, è vero. Una volta è andato anche a un concerto di Cristina D’Avena e a uno di Marilyn Manson.
– Strana accoppiata.
– Peggio di Pupo ed Emanuele Filiberto?
– OK. Non così strana.
– Comunque, c’è stata una riunione di lavoro, per le musiche in ascensore.
– E?
– E visto che la SIAE costa, abbiamo deciso di investire i soldi in quello che pesava meno sulle tasche.
– Pagate la SIAE.
– Sì.
– Voi pagate la SIAE.
– Esatto.
– Tiro a indovinare.
– Spara.
– La SIAE non appartiene al regno dei cieli.
– Già.
– Suppongo che sia del Diavolo. Una cosa così orribile non può che essere del Diavolo.
– Infatti.
– E lui vi fa pagare l’uso della musica negli ascensori.
– E alle feste.
– E le arpe?
– Quali arpe?
Sospiro, mentre l’ascensore rallenta e si aprono le porte. Fa il suo ingresso un altro angelo, che tiene in mano un iPad.
– Le arpe, i cori angelici – continuo –  e tutta quella roba lì?
– No, i cori angelici sono produzione originale. Non li paghiamo.
– E le arpe?
– Non le suoniamo più, perché, diciamocelo, dopo dieci minuti ti viene voglia di tagliarti le vene.
– In effetti.
L’altro angelo mi lancia un’occhiata e poi torna a pigiare i tasti dell’iPad.
– Chi è? – chiede, al collega.
– Un tizio. Quello che ha ispirato il nostro sciopero.
– Ecco, magari non proprio ispirato – mi affretto a precisare. – Diciamo che ero lì di passaggio e, forse, involontariamente, ho dato una spintarella.
L’altro angelo mi guarda dall’alto in basso e poi scrive qualcosa sul suo iPad.
– C’è la wireless? – chiedo.
– Sì, altrimenti sai che caos, gestire tutto quanto?
– Mi chiedevo giusto come mi devo comportare, di sotto.
– Di sotto dove?
– All’Inferno.
I due si lanciano un’occhiata e poi l’Angelo con l’iPad si volta verso di me.
– Sei mai stato da Lucifero?
– Uh. No, ma una volta facevo le file agli sportelli delle segreterie universitarie.
– Quasi la stessa cosa – ammette l’Angelo con il cellulare.
– A parte che nessuno lì – conclude quello con l’iPad – ti strappa via brandelli di carne.
– O ti infilza con arpioni roventi.
– O ti sodomizza.
– Sodomizza!? – esclamo.
– Be’. Sì.
– I dannati vengono sodomizzati!?
– No, no, non tutti. Solo i più carini.
– Oh Cristo.
Dall’interfono dell’ascensore arriva un ronzio e poi sentiamo una voce, deformata, metallica.
– Sì?
Guardo i due angeli e loro fanno cenno con il capo, verso l’interfono.
– Cosa?
– Rispondigli – dice quello con l’iPad.
– All’ascensorista?
– A Gesù.
– E’ Gesù?
I due annuiscono.
– Gesù? – chiedo, rivolto all’interfono.
– Mi hai chiamato, no?
– Sì, ma non credevo che…insomma…lo dico spesso e non è che tu intervenga tutte le volte, no?
– No, certo che no. Ma il mio contratto, qui in Paradiso, prevede un mio intervento, se invocato.
– Hai un contratto? Lavori con un contratto?
– Sì. Una volta non ce l’avevo, ma poi c’è stato uno sciopero che invocava l’uguaglianza e allora…
Guardo i due angeli: quello con l’iPad ticchetta furiosamente sullo schermo, l’altro fischietta, innocente, mentre guarda il suo cellulare.
– No, niente, Gesù. Era giusto un’invocazione. Sai, tipo “Oh Gesù”.
– Dimmi.
– No, Gesù, facevo un esempio. Un esempio.
– Ah va bene. Allora vado?
– Sì, sì, grazie.
Si interrompe la comunicazione e le porte dell’ascensore si aprono in quel momento. Da fuori entra un’aria fredda e l’angelo con l’iPad scende, dopo un cenno di saluto con il capo.
– A che piano siamo?
– Purgatorio.
– E com’è? Non sembra molto ospitale.
– Non è che non lo sia, ma di sicuro non fa niente per esserlo.
– Uh. In che senso?
L’angelo mette via il cellulare, mentre le porte si chiudono e l’ascensore continua la sua discesa.
– Hai presente la sala d’aspetto del dottore?
– Sì.
– Ecco.
– Ah è tipo la sala d’aspetto del dottore?
– No, no, è proprio identica alla sala d’aspetto del dottore. C’è tutto: le sedie di plastica scomode, le riviste vecchie lette e rilette, la luce del neon, cose così.
– E che fanno quelli che sono lì?
– Aspettano.
– Aspettano?
– Be’ sì, aspettano fino a quando non hanno scontato i loro peccati.
– Deve essere noiosissima.
– Abbastanza. E poi ci sono gli informatori medici che passano ogni due, quindi i tempi si allungano.
– Cristo…
– Sì? – la voce di Gesù arriva dall’interfono.
– No, Cristo, no! Era solo per dire!
– Va bene.
L’ascensore rallenta, le porte si aprono, silenziosamente, e mi trovo davanti al buio. Non un suono viene dall’esterno e l’oscurità è tale che non riesco a vedere niente. Mi sento nervoso e un brivido mi risale lungo la schiena.
– E’…è l’Inferno? – la mia voce è strozzata.
– No, il parcheggio – risponde l’angelo, mentre punta un telecomando verso il buio e sento il bip della serratura automatica della macchina, mentre le frecce lampeggiano e segnalano la posizione del mezzo.
– Allora in bocca al lupo – dice lui, mentre esce dall’ascensore.
– Ma tipo, Satana com’è fatto?
– E’ un tizio spiritoso.
– Ah sì?
– Sì, molto. Solo – si guarda intorno e poi si sporge verso di me, – non parlargli delle sue orecchie.
– Le sue orecchie?
Lui annuisce e le porte si richiudono. L’ascensore riprende la sua discesa, quasi una caduta, in effetti, e poi si ferma e le porte si aprono su una stanza dall’arredamento rinascimentale. Dalle casse appese ai muri esce fuori una ballata di Frank Sinatra e davanti a me c’è Satana. E Clark Gable.
Satana è Clark Gable.

(continua)

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2 risposte a After Zen /9

  1. Pingback: After Zen /8 « The Real Zen

  2. thecapricorntm ha detto:

    Ma non è Steve Jobs? Io ero convinto fosse Steve Jobs O_o”

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