Most of the time, I’m strong enough not to hate

Il Ragazzino era seduto sulla riva del fiume e guardava l’acqua arrotolarsi davanti a lui, correre, fare le capriole e sputare ovunque. Accanto a lui c’era il Signore in Giacca e Cravatta, che mangiava dei biscotti al cioccolato. Il Ragazzino indicò una collina, non troppo lontano, e il Signore le lanciò un’occhiata distratta.
– Una volta mi arrampicavo in giro per la collina e ho trovato una rete e ho cercato di scavalcarla – disse. – Ma non era una rete solida, era una rete a intreccio, flessibile e troppo mobile. Arrivato poco oltre alla metà si è piegata all’indietro di scatto e io ho perso la presa: sono caduto giù e mi sono ritrovato a rotolare dentro una fossa piena di rovi. Quando mi sono fermato ero coperto di graffi. Però ho riso tanto, è stato divertente.
Il Ragazzino sorrise, mentre il Signore mordeva un altro biscotto e guardava la scrivania lì a pochi passi, con sopra una vecchia macchina da scrivere Olivetti.
– Me la regalarono i miei genitori, un Natale di tanti anni fa.
– Anche io ne ho una, sai? – disse il Ragazzino.
– Bene. Scrivi?
– Sì, mi piace molto.
– Bene. Bene. Non smettere, se ti piace. Scrivi sempre, ogni volta che puoi. Non fare riposare le dita.
– E poi?
– E poi racconta le storie che vuoi raccontare. Quelle che ti piacciono. Non ascoltare chi ti dirà che non sono storie valide: le storie lo sono quasi tutte, è solo il modo che va affinato.
Il Ragazzino annuì e ancora guardò la scrivania.
– Di cosa parlano, le tue?
– Di me che cerco la strada.
– E la trovi, alla fine?
Il Signore sorrise e si mise in bocca un altro biscotto.
– Non lo so. Non l’ho ancora scritta, quella.
Un uccello planò sull’acqua, le zampe che sfioravano appena la superficie, lasciando invisibili linee del suo passaggio. Il Signore lo seguì con lo sguardo e poi sospirò, mordendo un altro biscotto.
– La sai suonare? – chiese il Ragazzino.
Il Signore diede un’occhiata a cosa intendeva e notò la chitarra poggiata sull’erba, accanto a lui.
– Sì – rispose. Passò i biscotti al Ragazzino e la prese sulle gambe, cominciano a strimpellare un po’ di blues.
– E’ difficile?
– Ho sentito dire non so chi che la chitarra è uno strumento facilissimo da suonare male.
– E tu la suoni bene?
– Io la strimpello bene. E ci sono state serate divertenti, a base di musica e canzoni da ubriachi.
– Mi piacerebbe saperla suonare.
Il Signore sospirò ancora e la rimise sull’erba, il vento e l’acqua erano di nuovo il solo rumore che si sentiva.
– Un giorno – disse.
Il Ragazzino si alzò in piedi, nell’aria c’era profumo di minestra di patate e lui si spazzolò i pantaloni della tuta da ginnastica.
– Ci vediamo, domani?
– Certo – rispose il Signore, con un sorriso.
– Ma prima mi dici una cosa? Cos’è quello?
Allungò un dito magro verso un albero, sulla corteccia ammaccata c’era un vecchio chiavistello a incastro. Il Signore lo guardò e sentì le lacrime salirgli agli occhi, lottò contro di esse e rimase in silenzio, mentre il petto sembrava sul punto di implodere.
– Allora? – insistette il Ragazzino.
– Quello è il baratro.
Il Ragazzino lo guardò, perplesso, ma il Signore non c’era più. La sua mente era altrove. Il sole cominciava a tramontare.

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Una risposta a Most of the time, I’m strong enough not to hate

  1. kaworu66 ha detto:

    bellissimo

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