Che poi…

Che poi ti ritrovi a ingoiare un sacco di risposte che, un tempo, non avresti ingoiato. Hai deciso di evitare certe forme di sincerità, ma ci sono volte che è più dura perché, sotto sotto, sei convinto che non ti dovresti negare il diritto e il piacere di dire “sei una psicolabile”, “perché vuoi rovinarti la vita?”, “stronzo” e “probabilmente perché l’altra persona non mi ha aperto il petto per cagarci dentro”.
In fin dei conti dovremmo potercela concedere, una forma di spassionata sincerità che non solo ci permette di dire quello che pensiamo a persone a cui vogliamo bene, ma altresì ci levi anche un peso dal petto, no?
Allora, prima di farlo, mi siedo, respiro a fondo e ripasso la mia vita dell’ultimo anno e mezzo, dal punto di vista di amici che mi hanno ascoltato dire cose e visto fare cose che, con il famoso senno di poi, non sono state particolarmente brillanti o sensate. E in questo modo l’unica cosa che mi viene in mente è “chi è lo stronzo?”.
E poi ingoio le parole.

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