Nero su bianco

Avviso: potrebbe essere un post lungo e zuccheroso, quindi se non avete pazienza e soffrite di diabete, non leggetelo.

All’incirca X anni fa, quando ero ancora in quinta elementare, mio padre era il preside della scuola media di un paesino sardo nei pressi di Nuoro, chiamato Oliena. Mia mamma, altresì, era professoressa nel Liceo Scientifico di Nuoro. Come si può immaginare, entrambi lavoravano e capitava che, il pomeriggio, quando ero a casa non ci fosse nessuno dei due e, quindi, mi capitava di doverli seguire sul posto di lavoro, mentre facevano colloqui, scrutini, incontri vari.
Andare al Liceo con mia mamma era piacevole: le bidelle e le colleghe erano tanto gentili, a volte mi sedevo a guardare i ragazzi più grandi che giocavano a pallavolo o a calcio, poco distante c’era un bar con un videogioco.
Andare alla scuola media di Oliena era rischioso: fino a quando restavo chiuso lì dentro c’era l’applicata che era gentilissima e mi adorava. Poi, ogni tanto, mio padre mi inviava fuori dalla scuola, tipo al bar, accompagnato da qualche figlio di un suo professore e lì, come dire, c’era la terra selvaggia. Sì, perché mio padre, caro e distinto signore, bocciava e rimandava e sospendeva gli alunni, severo, ma giusto, ogni volta che lo riteneva necessario. Solo che l’alunno medio della Scuola Media di Oliena era un cristo incazzato come pochi, con una pattada nella tasca e il desiderio di rivalsa. Quindi, quando varcavo la porta di un barettino del paese e gli amichetti del figlio del professore chiedevano chi fossi e lui spiegava che ero il figlio del Preside, si creava quella situazione da film western in cui tutti si voltano a guardare lo straniero che varca la porta del saloon. E c’era sempre, SEMPRE, uno che veniva a dirmi “tuo padre mi ha sospeso” (solo che lo diceva in sardo e io non lo capivo e allora ripeteva in italiano e la scena passava dall’essere inquietante a ridicola, ma io non ridevo che altrimenti mi piantavano dentro al muro come un chiodo).
Durante una di queste visite mio padre (credo perché voleva che non mi annoiassi, ma sospetto che fosse un modo come un altro per farmi stare zitto) mi mise davanti a una macchina da scrivere e disse “Perché non scrivi una storia per papà?”.
E quindi sì, siccome avevo piacere che avesse piacere, mi misi  a scrivere. E scrissi una boiata tremenda come solo un bambino di quell’età sa scrivere. Si intitolava “Anche i morti parlano”, era un giallo che rubava a piene mani da Dylan Dog (e, SPOILER, nel racconto non c’erano morti che parlavano) e che a rileggerlo oggi, al pensiero di quelle manine che battono su una tastiera di macchina da scrivere più grande di loro, fa tenerezza.
Agli altri, perché io provo un imbarazzo enorme.
Però i miei genitori apprezzarono, mi chiesero di scrivere qualcos’altro e io scritti Star Wars che era ispirato (occhio, che non ve l’aspettate) a The Last Starfighter, a parte le spade laser che venivano da quel film minore del regista di Modesto.
E siccome i tuoi ci tengono a incoraggiarti, siccome già da piccolo scrivevo storie, siccome avevo una fantasia fervida, quel Natale mi regalarano una macchina da scrivere Olivetti. Ora, se io fossi un regista della madonna, ci scriverei una scena seminale, su una roba del genere, ma la verità è che non lo sono e quindi potete giusto immaginarvi quelle scene da film di arti marziali anni ’90, con il ragazzino seduto alla scrivania che batte i tasti, lentamente, facendo molto errori, dissolvenza incrociata, poi più veloce, dissolvenza incrociata, poi lui è più grande, scrive veloce e i manoscritti diventano sempre più alti e così via, tutto condito da una musica orchestrale uguale a quella di quei drammi pomeridiani di Canale 5 con bambini con rare malattie genetiche.
Ecco. Diciamo che non mi sono più fermato e ho continuato a scrivere, tra alti e bassi e periodi di pausa. Poi ho letto alcuni libri che mi hanno aiutato a capire cosa mi piaceva, cosa avrei voluto raccontare, mi sono rimesso a scrivere, ho cominciato a sperimentare un mio stile, a trovare una mia voce e, ovviamente, a propormi a case editrici.
Che hanno cordialmente detto “grazie, ma no grazie” (cioè, cordialmente un cazzo, di solito non si fanno proprio sentire).
Poi è arrivato un momento in cui una persona a cui piace quello che scrivo ha preso e inviato uno dei miei scritti a una nuova casa editrice e a questa nuova casa editrice il mio scritto è piaciuto e uno dei loro editor mi ha contattato e la narrazione dei nostri primi contatti meriterebbe un post a parte, perché erano un misto di imbarazzo e umorismo fuori luogo (mio) e di perplessità assoluta (sua), ma nonostante questo hanno detto “ti vorremmo pubblicare, ti va?” e io ho risposto “sì, cazzo, ci mancherebbe pure che no, porca troia”. Cioè non ho usato questi termini, ma il concetto era quello.
E insomma, tutto questo lunghissimo prologo per dirvi che ieri 12 Aprile, è uscito il mio primo libro. Si chiama Fine della corsa e si trova in formato ebook per la casa editrice Blonk. E’ un noir, ha una sua storia (compreso un incontro con Carlo Lucarelli che tutt’ora è una delle esperienze più imbarazzanti della mia vita), ci ho lavorato, mi ci sono confrontato, ho imparato cose sulla scrittura, mentre eseguivo la seconda riscrittura. Molto l’ho imparato grazie al buon Lele Rozza, che mi ha preso sotto la sua ala, molto l’ho imparato con la lettura e le esperienze di scrittura.
Ci dovrebbe essere un lungo discorso su come mi sento, su cosa ne sarà di me e, come già qualcuno mi ha chiesto, su cosa succederà adesso. Ma la verità è che non lo so e che non intendo pensarci. La verità è che questa potrebbe essere la prima e ultima volta che mi pubblicano o che il libro faccia schifo a chi lo leggerà o che le vendite non coprano il tanto di una pizza (margherita. Al taglio.).
Però, per quanto ci sia emozione e abbia un po’ di paura, questo è il momento in cui si deve essere felici e quindi lo sono. Basta anche solo questo.

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9 risposte a Nero su bianco

  1. emilz ha detto:

    te lo compro su ibook, ho visto che si può fare… 😉

  2. Arcadia ha detto:

    Zen, io lo comprerei, ma dove posso scaricarlo in formato pdf? o meglio, bisogna per forza pagare con PayPal o carta di credito? io non ho né l’uno né l’altra…

    • therealzen ha detto:

      Uno degli store vende in formato PDF o in un formato leggibile con il programma free Calibre. Il problema è che ti serve la carta di credito. 😦

  3. thecapricorntm ha detto:

    L’inizio della tua carriera è stato anche peggio di così. Cioè, in tanti cominciano copiando dagli autori maggiori, ma vogliamo ricordare a chi hai fregato l’incipit di “Anche i morti parlano” ?

    “Era una notte buia e tempestosa, ad un tratto echeggiò uno sparo…”

    Cioè… SNOOPY?? 😀

    • therealzen ha detto:

      Non sono certo – e mi rifiuto di andare a controllare, – ma sono quasi sicuro che “e a un tratto echeggiò uno sparo” non ci fosse…

  4. Nuvola ha detto:

    Preso, scaricato, letto e.. beh, tuo papà ha fatto bene a piazzare quel ragazzino davanti alla macchina da scrivere. Ha compreso un’inclinazione che andava incoraggiata. 🙂

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