Desolation Row /3

(da questa “puntata” ho la fortuna, il piacere e l’onore di avere la collaborazione di Roi. Prestigiosa blogger, notevole tumbleratrice e che, soprattutto, suona la chitarra e canta divinamente: Roi – Desolation Row /3 )

Guardò le nuvole in cielo, che pian piano si muovevano a coprire le stelle e la luna; un brivido di freddo la fece tremare e si coprì meglio con il suo scialle, le campanelline cucite tintinnarono, risuonando in mezzo alle pochissime voci dei pochi visitatori presenti. Eva studiò i passanti, cercando qualcuno che sembrasse interessato a darle qualche soldo per farsi leggere i tarocchi, ma tutti sembravano spenti e privi di vita, quella sera.
– Con questo tempo… – borbottò, aggiustandosi la collana, il cui pendaglio a foggia d’occhio poggiava sul suo petto, tra i suoi seni.
Si concesse uno sbadiglio, mentre nessuno guardava, e si lanciò un’occhiata, mentre si rifletteva nella teca accanto all’ingresso della sua tenda, quella che conteneva il manifesto che annunciava che “La fatata Eva legge futuro, presente, amori e speranze”. Si vedeva invecchiata e stanca, desiderosa di togliersi di dosso tutta la bigiotteria e andare a dormire. Era tardi. Aveva cominciato a essere tardi almeno 15 anni fa, all’ennesima volta che aveva fatto spezzare il mazzo di carte “usando solo la mano sinistra, la mano del cuore”.
– Come va?
Eva si voltò e vide i due gemelli siamesi, Abele e Caino, che si avvicinavano, attaccati per la spalla sinistra – e destra, – dividendosi dello zucchero filato.
– Salve, ragazzi. Come sempre e da voi?
Abele si infilo in bocca un po’ di dolce e sospirò.
– Pochissima gente, al Freak Show. Ormai siamo una noia mortale.
– Smettila, non è vero – intervenne Caino, spostando lo zucchero filato, così che il fratello non potesse raggiungerlo. – Non siamo noi, il problema, ma la gente che ormai è talmente abituata a vedere dove sta il trucco che quando si trova davanti a qualcosa di realmente incredibile non ci fa più caso.
– Sei un idealista – gli rispose l’altro.
– Non ha tutti i torti, forse – intervenne Eva. – Potrei azzeccare tutte le previsioni di questo mondo e non si scomporrebbero, perché l’hanno già visto su YouTube.
Rimasero in silenzio, guardando due bambini piccoli che li osservavano, poco lontani, immobili, in mezzo alla strada. Abele sorrise e salutò con la mano, mentre Caino emise un verso, un incrocio tra un ruggito e un urlo, e i due piccoli scapparono via, ridendo.
– Andatevene, prima che vi mangiamo e usiamo le vostre braccia per sostituire le nostre! – urlò.
I bambini scomparvero dietro la tenda del mago e Abele scoccò un’occhiataccia al fratello.
– Molto maturo.
– Oh smettila. Sarà una cosa che non si dimenticheranno e si sono divertiti, no? Di che ti lamenti?
Eva si poggiò al palo e salutò con un cenno del capo un giovane che si stava avvicinando.
– Buonasera, signora – salutò lui.
– Buonasera a te. Vuoi che ti legga il futuro? Vuoi sapere qualcosa sull’amore? Sui soldi? Sulla felicità?
Lui scrollò le spalle e poi annuì.
– Di solito no, ma non c’è molto da fare, qui. Quindi, perché no?
Lei sorrise e scostò l’ingresso della tenda, facendogli cenno di accomodarsi. Entrarono alla luce soffusa delle candele, e lei andò a sedersi davanti a lui. Il tavolino era coperto da una piccola tovaglia con le nappe, sulla quale erano ricamate la luna e le stelle. Eva mischiò il mazzo dei tarocchi e poi lo sistemò sul tavolo.
– Come ti chiami?
– Luca.
– Bene, Luca. Taglia le carte con la mano sinistra, la mano del cuore.
Lui eseguì e lei ricompose il mazzo, distribuendo i tarocchi sul tavolo.
– Cosa vuoi sapere?
– Non saprei. Salute?
Lei annuì e diede un’occhiata alle carte, studiando i disegni, le posizioni, l’ordine.
– Sei di salute robusta, non ti ammali mai, anche se, recentemente, hai avuto qualche problema a una gamba.
Lo guardò e lui contraccambiò lo sguardo, senza esprimere nessuna emozione. Lei sorrise: era il tipo che amava metterla alla prova.
– Te la sei rotta – aggiunse.
– Quale?
– La sinistra.
– Dove?
– Tibia.
– Tibia sinistra – ammise.
– Incidente d’auto? – chiese Eva.
Lui non rispose e le sorrise soltanto.
– Oh certo – guardò le carte e poi lo fissò negli occhi. – Facendo arrampicata? Però.
Luca sembrò estremamente sorpreso e lei si godette il suo piccolo trionfo.
– Comunque ti riprenderai bene – concluse, mentre le sue dita sfioravano il bordo di una carta.
– Almeno una buona notizia – ribattè lui, sorridendo.
– Già. Cos’altro?
Lui la guardò, in silenzio, come se cercasse una risposta senza trovarla.
– Non saprei – ammise, – in effetti non ho mai fatto una cosa del genere e…non so. Lei cosa consiglia?
Voleva dirgli “amore”. L’aveva fatto tante di quelle volte che ormai era una frase che le usciva con la stessa spontaneità di un “buongiorno” o di un “grazie”. Era sempre lo stesso: salute. Poi amore. Poi soldi. Poi un buon consiglio – o possibilmente qualcosa del genere – mascherato da predizione. Il cliente dava i soldi e se ne andava, contento di leggere nelle sue frasi sibilline quello che voleva o convinto che lei fosse solo l’ennesima cialtrona, una a cui aveva dato qualche spicciolo, per divertirsi alle sue spalle.
Ma stavolta no. Le parole non uscivano. Lui la guardava, un sopracciglio alzato, come se aspettasse chissà quale vaticinio e l’unica cosa che lei riusciva a pensare era “sono stanca”.
– E se non ti raccontassi niente?
– In che senso?
– Perché sapere cosa ti accadrà? Perché scoprire adesso se troverai la donna della tua vita o se riuscirai ad avere il lavoro che vorresti?
– Non so. Perché è il suo lavoro? Perché ho pagato?
Lei annuì prese i suoi soldi e li mise sul tavolo.
– Ora scegli – disse: – puoi ridarmi i soldi e io ti posso dire tutto quello che ti interessa sapere, ogni segreto, ogni cosa che ti aspetta. E sarà tutto vero, te lo posso assicurare, perché non sono una megera che non sa quello che dice.
– Non mi sarei mai permesso di pensarlo.
–  Oppure prendi i tuoi soldi, esci da qui e vai incontro a quello che ti aspetta. A testa alta, a cuore sereno, senza chiederti cosa sarà, ma accettando qualsiasi cosa che arriverà. Bella, brutta, tragica, dolorosa anche, ma comunque assaporandola dall’inizio alla fine.
Il giovane non disse nulla e guardò i soldi sul tavolo, dubbioso. Poi spostò gli occhi su di lei e lei capì che non era più un gioco e che, ora, per lui era realtà.
– Perché? – chiese il ragazzo, semplicemente.
– Perché, quando uscirai da qui, avrai un mondo che ti ha rivelato cosa c’è su Marte e che ti ha raccontato che Nessie non esiste. Saprai che dentro la televisione non ci sono gli omini piccoli e che Vlad Tepes non era immortale e non prendeva fuoco al sole. Ti sarà chiaro che le onde radio portavano la voce di Welles nelle case delle persone e che non stava annunciando l’attacco degli alieni alla terra, ma leggeva un racconto. Perché ti hanno spiegato che quando suona un campanello nessun angelo sta scendendo sulla terra, che nessun bambino non può più smettere di crescere e che la sua ombra non se ne andrà mai a spasso da sola.
– Sta dicendo che hanno ucciso le fiabe?
– No. Sto dicendo che ti hanno spiegato tutto e ti hanno tolto il gusto di correre sotto la pioggia, saltando dentro le pozzanghere. E allora, perché vuoi sapere anche quello che ti succederà? Perché vuoi togliere quel poco che, ancora, ti è concesso di ignorare, potendo così sperare in una vita piena di sorprese? Sperando che dietro l’angolo ci sia l’amore della tua vita o una banconota con cui ti comprerai il pane più buono del mondo?
Lui sorrise.
– Credimi, mi piacerebbe prendere i tuoi soldi e raccontarti tutto, ma alla fine sarebbe una condanna, non una scoperta. Passeresti le tue giornate aspettando che qualcosa che ti ho detto succeda e, quando succederà, pensarai: oh è vero, lo sapevo già. Io ti offro di meglio. Ti offro una vita nella quale l’ignoto è dietro ogni momento, dietro ogni gesto, dietro ogni scelta. Sarà forse più dura e, a volte, avresti voluto sapere prima cosa ti sarebbe successo, ma quando qualcosa di buono accadrà sarai ripagato di ogni singolo momento nel dubbio e nella paura di cosa sarebbe accaduto se avessi preso una decisione, piuttosto che un’altra. Te lo prometto.
Il giovane si poggiò allo schienale della sedia e guardò in alto, respirando a fondo un paio di volte. Poi le sorrise.
– Non conduce gli affari nel modo più vantaggioso, signora.
– Forse. Ma per una volta voglio provare a seguire un’altra strada. E la sai la cosa buffa?
– Qual è?
– Che non sapevo sarebbe successo.
Entrambi si sorrisero un’ultima volta, prima che lui si alzasse in piedi e recuperasse i soldi dal tavolo.
– Grazie – si limitò a dire.
– Grazie a te – si limitò a rispondere.
Lo guardò uscire dalla tenda e si sentì stranamente felice. Si affacciò sulla strada, Caino e Abele erano seduti su una staccionata, mentre leggevano il giornale.
– Che si dice, ragazzi?
– Niente di che, qui è un mortorio e la poca gente che c’è se ne sta andando a casa – rispose Abele, mentre Caino continuava a leggere.
– Dove sono tutti?
– Dove vuoi che siano? Staranno tutti facendo l’amore, a parte noi tre e il Gobbo.
Il pensiero di lei corse, per un attimo, a un altro dei partecipanti allo spettacolo dei freak. Poi vide passare il responsabile del circo, quella brava persona che aveva trovato un posto per tutti, il buon samaritano che cercava di aiutare qualunque reietto e perdente cercasse una casa e una famiglia. Indossava il vestito delle buone occasioni, quello dei matrimoni tra i membri del circo, delle nascite dei bambini, delle morti dei più sfortunati.
– Buonasera, Eva – sorrise, sollevando il cappello e scoprendo i suoi capelli brizzolati.
– Buonasera, Direttore. Dove sta andando?
– Alla festa di paese, dovrebbe essere in fondo alla via.
– Ah. Non lo sapevo – la cartomante spostò lo sguardo e vide luci e sentì una musica arrivare, leggera e romantica.
– Vuole unirsi a me?
Pensò che non aveva progettato di andarci e che, quindi, fosse l’unica cosa che voleva veramente fare.

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