This land is your land…

Sono seduto nella hall dell’Intercontinental Hotel di Francoforte e guardo fuori dalla vetrata. Un sacco di macchinoni, un paio di Ferrari, una Mustang. E i mie jeans vecchi e le scarpe da tennis consunte. Signore anziane che siedono tenendo strette tra le mani bastoni con l’impugnatura in acciaio lucido, business man giapponesi che navigano sul loro iPad. E i miei capelli arruffati, il mio bracciale di cuoio vecchio e l’anello al pollice. Per Elisa diffusa dagli altoparlanti da qualche pianista sicuramente bravissimo e le mie cuffie da ragazzino, con il rock sparato ad alto volume, abbastanza da non dover sentire la voce della gente e da isolarmi dal resto delle persone.
Non ho mai amato molto la Germania, non so perché. Ogni volta che sono qui vengo pervaso da un senso di tristezza che non saprei motivare, a meno di non attaccarmi forzatamente alla triste storia (sociale e personale) che la riguarda. Quando passeggio per le strade mi sembra sempre una nazione rimasta ferma nel tempo, come se gli anni ’60 e ’70 non fossero mai passati di moda. Riconosco le signore anziane tedesche tra mille, perché non sono signore anziane, sono signore anziane tedesche. Hanno qualcosa nei tagli di capelli, nelle montature degli occhiali, negli anelli alle dita, che le rendono tutte maledettamente identificabili.
I miei ricordi legati alla Germania hanno sempre un senso di perdita. Mia zia Erna e Sandra, che non ci sono più. Mia nonna, che ora è in una casa di riposo, priva di lucidità, e di cui ricordo ancora le ultime parole, quando ci siamo sentiti al telefono (“morirai vecchio e solo come me”, mia nonna non è una che ha il dono della positività, va detto). La signora Paczkowky che mi invitava il pomeriggio alle cinque a casa sua, mi faceva la cioccolata calda e mi preparava una torta e poi mi faceva bere la vodka, dando il via alla mia carriera di alcolista.
E poi c’è il tempo nuvoloso.
Non amo molto la Germania, ma c’è qualcosa, ogni volta che ci sono, che mi dà comunque la sensazione di essere casa. Non tutte le case sono luoghi gioiosi. Questa, spesso, non lo è.

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Una risposta a This land is your land…

  1. thecapricorntm ha detto:

    Hai dimenticato le Bretzel calde sulla KoenigStrasse, i pomeriggi passati da Kurts, le passeggiate al mercato di Salzgitter. Insomma tutte le cose che ti facevano sorridere quando la Germania era ancora la nostra seconda casa.

    E mi chiedo perché, Perché ci ha dato tanto e, nonostante stia finendo male ( ma onestamente, come poteva finire?) io almeno, le devo tanto.

    Non è giogiosa nel senso latino del termine, ma è calda ed accogliente come una vecchia sciarpa. Quella che piace solo a te e che nessuno capisce come mai. Io amo ancora la Germania. Nonostante tutto.

    Vuoi che ci torniamo insieme? Sono sicuro riusciremo ancora a trovare delle Bretzel calde 😉

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