Blog, anni ’80, Corriere della Sera e altre sciocchezze

È successo che un giorno mi chiama l’ottimo Luca Rinaldi di Blonk e mi dice che il Corriere della Sera sarebbe interessato a intervistarmi per il nuovo libro. Successivamente dal Corriere mi hanno fatto sapere che avrebbero avuto il piacere di venire a intervistarmi a casa, perché, oltre a quella che sarebbe comparsa nell’inserto La Lettura, ci sarebbe stata anche un’intervista video caricata su Corriere TV. “Ci piacerebbe fare delle riprese dove scrivi” “Tecnicamente scrivo dentro un bar, ma insomma, anche casa mia va bene, se volete…”. Quindi sono venuti, abbiamo chiacchierato un bel po’, ho scoperto che il cameraman era nerd quanto me, con la giornalista abbiamo parlato di scrittura, dell’esperienza della pubblicazione, di generi letterari. E poi l’intervista è uscita e ho ricevuto chiamate di persone che facevano i complimenti e volevano sapere chi avevo corrotto per finire sul Corriere e altri messaggi di amici e conoscenti che, in quanto tali, mi prendevano in giro per qualsiasi cosa e insomma ora rispondo qui alle domande più frequenti che mi vengono fatte, in merito a questa esperienza.
1. Chi conosci per essere stato intervistato dal Corriere della Sera?
Nessuno, giuro. È stata una combinazione di fortuna, dell’eccellente lavoro di Luca e di periodo agostano che, diciamolo, favorisce maggiore risalto anche alle notizie minori.
2. Perché nell’intervista video si capisce tutto quello che dici e quando parliamo non si capisce mai un cazzo?
Perché per l’intervista ho usato la voce buona, che risparmio per le occasioni importanti. Quando parlo con te cazzeggio. O sono stanco. O ti sto dando del cretino, ma non voglio che tu lo capisca.
3. Davvero hai così tanta nostalgia degli anni ’80?
Ecco. No, effettivamente no. Diciamo che amo il cinema di quel periodo, perché mi ha dato alcuni dei film a cui sono più legato, ma per tutto il resto (moda, buona parte della musica, politica) non sento la mancanza di niente. Perciò piantatela subito di riportare in auge le spalline, maledetti.
4. Come mai non parli del libro che stai scrivendo ora?
Per il motivo più banale: non mi è stato chiesto (e per quello, ancora più banale, che sono attualmente un po’ fermo, con mio estremo dolore).
5. Che succede ora?
Mah. Non so. Penso che preparerò la cena.

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