On Writing: Dante

(ché il nuovo libro è a tre voci ed è difficilissimo scrivere tre voci diverse. Questa è una delle tre, quella di Dante)

onwriting

Ultimamente viaggio così tanto che ho difficoltà a ricordarmi dove sono. Quando apro gli occhi capisco subito che ho avuto una serata e una notte difficili: ho la bocca impastata e la voglia di vomitare, il corpo pesante e pieno di dolori. Mi guardo intorno e vedo un televisore a schermo piatto appeso al muro, ma non è il mio perché è troppo piccolo, io ho un cinquanta pollici. Sposto lo sguardo e vedo delle orribili tende con dei fiori stampati sopra. Forse sono a casa di Ezio, il mio batterista, ricordo che dovevamo vederci per parlare di un pezzo. Poi qualche parte del mio cervello si sveglia e mi ricorda che no, vecchio rincoglionito, da Ezio ci sei stato qualche giorno fa, non avete parlato del pezzo, non avete scritto, né suonato niente, che è un po’ la storia della mia vita, negli ultimi tre anni. Chiudo gli occhi e respiro a fondo più volte, combattendo la voglia di vomitare, sento un odore strano. Annuso le lenzuola e tra il mio sudore e la puzza dei miei calzini e della mia maglietta sento quello di un sapone per bucato dozzinale. Riapro un occhio e volto la testa, sul comodino c’è una bottiglia di Jack Daniels con un dito di whisky, sul fondo, ed è poggiata su quello che sembra un blocchetto. Lo prendo con le dita intorpidite e rovescio la bottiglia, fortunatamente chiusa e che fortunatamente non si rompe, quando tocca la moquette. Sul blocchetto c’è il logo di un hotel. Quando lo vedo mi ricordo: sono a Milano, oggi ho un’intervista. Ieri sera mi sono visto con alcuni vecchi amici e abbiamo bevuto un po’, mentre improvvisavamo una jam session e, se non ricordo male, c’erano anche delle ragazze. Mi volto sul fianco destro, lentamente, ma non c’è nessuno, con me, a letto. Cazzo.
Mi alzo con difficoltà e vado in bagno a pisciare, poi mi infilo sotto la doccia evitando accuratamente di guardarmi allo specchio. Rimango sotto l’acqua scrosciante per almeno venti minuti, mentre cerco di svegliarmi e di far passare il senso di nausea, ma entrambe le cose non mi vanno particolarmente bene. Quando esco intercetto il mio riflesso nello specchio e rimango lì, a guardarmi, gocciolante e nudo. Eccolo lì, il grande Guerriero: maniglie dell’amore, pancetta da bevitore, pettorali cadenti, carne macilenta, barba lunga e bianca, rughe. La vecchiaia fa schifo.

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