But when you’re sad, you understand the lyrics.

Dodici canzoni per dodici mesi agitati, piovosi, rabbiosi, tristi, divertiti, divertenti, a volte persino noiosissimi. Una lista incompleta, basata sul momento, dove ci sono molte facce (per me) conosciute e qualche new entry; mentre realizzo che quando l’altro giorno, in un bar, hanno messo su MTV e passavano dei video, non conoscevo praticamente nessuno dei cantanti nei video. Un po’ il segnale che si invecchia e che la nuova musica non piace, tanto da preferire andare a ripescare vecchi pezzi e vecchi gruppi, piuttosto che sentire la cover di One way or another fatta dagli One Direction o buona parte dei nuovi rapper italiani.
Ci sono canzoni che rimangono fuori perché già ne parlai l’anno scorso e pensavo di non ripetere quanto è bella Summer in the city di Regina Spektor o Little black submarine dei The Black Keys. Insomma, qui una scelta dei pezzi che mi hanno tenuto compagnia. A voi il compito di decidere se vi piacciono o meno.

1. Counting Crows – A long December
Pare che un’amica di Adam Duritz, il cantante del gruppo, avesse avuto un incidente di auto e che lui avesse passato un sacco di tempo avanti e indietro dall’ospedale. La canzone parla di questo e dei ricordi del periodo e di come si pensa, sempre, che ogni anno possa essere migliore del precedente. Se poi è veramente così lo si realizza solo 365 giorni dopo, di solito (spoiler: spesso no).

2. Amanda Palmer – The point of it all
A me i Dresden Dolls piacevano molto e molto è piaciuto il primo album da solista di Amanda, Who killed Amanda Palmer?. Questa ballata lunghissima, accompagnata da un piano semplicemente eccezionale, ti culla e ti porta in giro in palmo di mano. Lei ha sempre quella voce lì, quella che alterna momenti di seta a momenti in cui sembra che abbia della ghiaia in gola ed è bellissima (anche) per questo.

3. Edoardo Bennato – Dotti, medici e sapienti
A Marzo sono entrato in possesso di un vecchio giradischi e ho cominciato a comprare dischi usati nei mercatini della zona dove vivo, divertendomi a ripescare cose che avevo dimenticato e a scoprire cose che non conoscevo. Ho preso a prezzo stracciato due album di Bennato, Sono solo canzonetteBurattino senza fili e me ne sono, molto banalmente, innamorato fortissimo. Una delle canzoni che ho adorato è stata questa, ispirata al momento in cui i dottori visitano Pinocchio e che spesso ho fischiettato, durante il lavoro, durante le riunioni, durante le discussioni. Il finale con Bennato che urla “scappa!” al malato rimane bellissimo, assieme alla composizione orchestrale del pezzo.

4. OK Go – Here it goes again
Gruppo strano, gli OK Go, che fanno un pop rock scatenato, buffo, a volte accompagnato da video pazzeschi (quello di questa canzone, ma anche quello di This too shall pass è notevole). Here it goes again comincia con quel riff di chitarra che non ti molla un attimo e ti ritrovi a battere il piede e ad agitare la testa.

5. Luigi Tenco – Ciao amore ciao
Che uno dice “parla d’amore” e invece macchè, parla di fuga, di cercare una vita migliore e accorgersi che la vita migliore uno se l’è lasciata alle spalle e che tornare indietro, purtroppo, non è così facile. La canzone, si sa, venne eliminata dal Festival di Sanremo e Tenco non la prese tanto bene, suicidandosi nella sua camera d’albergo come gesto di protesta. Ci sono delle cover che però non mi hanno mai fatto impazzire, sebbene quella fatta da Marco Mengoni sia effettivamente molto bella.

6. Johnny Cash – I see a darkness
Sono rimasto indeciso se inserire la versione di Cash o l’originale di Will Oldham, poi ho deciso per la prima, per la semplice ragione che è tramite quella che ho scoperto l’altra. Una canzone tristissima, lo sfogo di un amico a un altro amico, il racconto del pessimismo e della paura del futuro che, a volte, si prova e del quale non ci si riesce a liberare. Ma anche una canzone che lascia intravedere bagliori di speranza e di luce.
Be’, spero che un giorno amico 
Avremo pace nelle nostre vite,
Insieme o separati,
Da soli o con le nostre mogli
Che poi non si sa, non sembra, la canzone ritorna nell’oscurità, però uno ci spera sempre.

7. Jon Bon Jovi – Born to be my baby
Sono stato a vederlo live, quest’estate, per la prima volta in vita mia. La prima considerazione è che i concerti da stadio mi piacciono, ma non troppo. Stare su uno spalto e dover guardare comunque gli schermi laterali perché il palco è troppo lontano mi fa perdere la sensazione di essere all’evento. La seconda è che è stato un gran bel concerto. Vi diranno che Bon Jovi non fa più pezzi decenti da metà degli anni ’90 (e non mi sento di dire che non è vero), che è cotto e che ha fatto il suo tempo. Potrebbe essere. Ma ho assistito a un cantante in giro da 30 anni che ha cantato, suonato e corso, ininterrottamente per tre ore. La voce a volte non ce la fa più (ha avuto enormi difficoltà a fare Bad medicine), ma non si è mai risparmiato ed è stata un’esperienza bellissima, che, forse, ripeterei domani stesso.

8. Edoardo Bennato – Quando sarai grande
Persino due pezzi allo stesso giro. Sì, ammetto di avere un debole per Burattino senza fili e il suo pezzo di chiusura così bello. Quando sarai grande è un pezzo nostalgico che parla di crescita e di perdita di innocenza. Si comincia che si vuole sapere tutto, ti dicono di aspettare, di crescere e una volta che sei cresciuto hai perso la strada e quello che cercavi. Nota a margine: ascolto spesso i dischi mentre gioco a Call of Duty online (del resto che ti serve sentire i colpi di fucile di precisione?) e avere questa sotto mentre fai il cecchino è quanto meno straniante.

9. Tom Waits – Martha
Un uomo chiama una sua ex, una sera, per farci due chiacchiere e ricordare i vecchi tempi, compiacendosi del fatto che entrambi ora sono sposati, con dei figli a carico, e una nuova maturità, maturità che gli mancava ai tempi della loro relazione. Ed è così che dovevano andare le cose, perché lui ancora non era l’uomo per lei e quindi ora hanno tutt’altro genere di relazioni. E va tutto bene, fino a quando lui non crolla e le chiede “Ma non vedi che ti amo?”. Martha è un pezzo struggente che parla di amore, ma anche di giovinezza e di quando le cose, per quanto difficili, erano più facili perché serviva poco (“quelli erano giorni di rose, di poesia e di prosa e Martha tutto quello che avevo eri tu e tutto quello che avevi tu ero io”).

10. AC/DC – Shoot to thrill
Ci sono poche cose che ti mettono in pace con il  mondo come gli AC/DC che fanno quello che sanno fare meglio: suonare rock e farti agitare testa e battere il piede. Shoot to thrill è una scatenata canzone che ti prende e ti trascina sulle note e sulle corde di Angus Young per oltre cinque minuti e dopo te ne fa chiedere ancora e ancora e ancora.

11. The Beatles – You’ve got to hide your love away
Uno dei miei pezzi preferiti. Non c’è molto altro da dire.

12. Lynyrd Skynyrd – Simple man
Ballata potentissima degli Lynyrd Skynyrd sullo stile “sii questo e andrà tutto bene”. Di quei pezzi che ascolti mentre guidi di notte e poi è meglio se accosti che hai l’occhio un po’ inumidito, ma passa subito. Poi pensi un po’ alla storia del gruppo e la cosa ti sembra molto triste, ma il pezzo rimane comunque, ça va sans dire, di una bellezza sconvolgente.

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