Well this ain’t no love story, this ain’t allowed (Shall we go on?)

(roba che scrivi e poi non usi e quindi metti qui e bon)

Ti ricordi quando il tuo problema era il lavoro, il ritmo, lo stress, le incazzature? Ti ricordi quando ridevi e sorridevi e pensavi “vabbè, pazienza”? Te lo ricordi quel giorno lì, che ti alzavi presto e ti sembrava di avere un’intera vita per fare quello che ti piaceva? O quando ti coricavi tardi e pensavi che saresti stato uno zombie, ma chi se ne frega, eri stato bene? Le serate ai tavoli a parlare, te le ricordi? E i viaggi in auto sotto la pioggia e alla ricerca della benzina e di un posto dove dormire?
Ci sono giorni che non te li ricordi e giorni che non puoi fare a meno di ricordare. E giorni che ti guardi intorno e ti chiedi dove sei e cosa fai e come hai potuto permettere che tutto questo accadesse? Ché non sono le cicatrici, perché no, non sono quelle. Sono gli errori, la consapevolezza, il fatto che no, sei tu, davvero e però a volte non si capisce, a volte ti dicono che forse erano (anche) gli altri e tu non puoi fare a meno che ripetere che chi se ne frega degli altri, sei (anche) tu ed è quello che ti pesa.

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