Sixteen candles there on my wall and here am I the biggest fool of them all

(robe che ho scritto e poi non ho usato, ma che andavano scritte e quindi eccole e bona lè)

Me la ricordo la volta che mi ha chiesto di portarti al fiume.
Avevi ricevuto una brutta notizia dal lavoro ed eri triste e mi hai detto “c’è un fiume, da queste parti? Mi ci porti?”. E allora ci siamo andati.
Oddio,  non è che fosse un granché, niente di enorme alla fin fine, ma a te interessava l’acqua che scorreva.
“Mi piacciono i fiumi. Noi siamo qui, ci danniamo, ci lamentiamo, ma loro sono qui da secoli e non gli interessa niente di noi. Sono qui. Immutabili”.
E io non ho detto niente, ho ascoltato, ché non sapevo bene cosa dire. Ché non ero tanto sicuro che non gli interessasse niente, né che fossero immutabili. Tutto scorre. Sii acqua. Tutte cose che, comunque, richiedono movimento, cambiamento. E poi, mi dicevo, tutto ricomincia da capo, presto o tardi. Il fiume è acqua che scorre, l’acqua fa il giro, quella stessa acqua ripasserà da queste parti, prima o poi, no?
Mesi dopo ho capito che no, che non è mica vero, che non torna nulla, in fondo in fondo. Che l’acqua scorre e va chissà dove e tu non puoi che vederla allontanarsi.
Sono tornato al fiume e ho aspettato che tornassi. Mi sono seduto, ho scritto, ho parlato, ho detto cose, ma quell’acqua lì, per quanto potessi aspettarla, mica è arrivata.
Perché è così. L’acqua scorre, non torna, il fiume non è immutabile e il suo cambiamento è costante e totale e quello che si porta via non lo restituisce, indipendentemente dai treni presi, dalle parole che dici e scrivi, dalle cose che cerchi di far capire e che apparentemente non colpiscono il segno.
E ho capito – tardi? Forse sì –  che il fiume si era portato via quello che si doveva portare via e che non sarebbe mai successo nulla, alla faccia dei treni e delle parole. Ché l’acqua scorre e muta e tu puoi restare lo stesso, ma devi accettare che lei, almeno, la stessa non lo sarà più.
E allora oggi mi alzo dalla riva dal fiume e smetto di aspettarti.
Buon viaggio, possa la corrente portarti dove desideri.

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Una risposta a Sixteen candles there on my wall and here am I the biggest fool of them all

  1. Sono diventata “grande” quando ho fatto mi la frase di De Gregori che dice “quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente, ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria”.
    Buon nuovo inizio.

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