Off these bad times I’m going through just dance

Ché ci sono quelle giornate sceme, in ufficio, di quelle che fuori piove e c’è tempo schifoso e clienti difficili e, a un certo punto, uno ti chiede una canzone allegra e tu piazzi giù la prima cosa stupida che ti viene e allora poi ne propongono un’altra e un’altra e la cosa va avanti e alla fine hai una lista di canzoni da easy listening, che si ascoltano battendo il piedino e senza aspettarsi testi impegnati ed evoluzioni musicali, perché si vuole solo sentire roba allegra. La lista poi finisce su Spotify e sul tuo blog perché è sempre meglio di lavorare (sì, lo so, sono una vergogna) e potrebbe essere allargata, ma chi lo sa, che qui siamo scostanti e malmostosi.

1. Robbie Williams ft. Kilye Minogue – Kids
Che va detto non è il loro pezzo migliore, ma ha quel non so che che ti ritrovi ad agitare la testa. Particolarmente quando cominciano a cantare a squarciagola “I’m gonna give you all of my love and this gonna take out all of your love”. Il video è imbarazzante.

2. Michael Jackson ft. Justin Timberlake – Love never felt so good
Non so bene da dove salti fuori questo pezzo, se sia un postumo a cui hanno aggiunto Timberlake o una cover e sono troppo pigro per controllare. Però è un pezzo bello, di quelli che ti fa venire voglia di ballare e Timberlake si avvicina alla cosa con una certa umiltà e senza voglia di strafare. E io odio Timberlake, per dire.

3. Jamiroquai – Canned Heat
Un pezzo che per me è una Bibbia dello sculettamento. Lo ascolto e non riesco a stare fermo (il che, nel mio caso, significa che magari ondeggio la testa), ma che mette allegria e ti fa saltellare a destra e a manca, rimpiangendo di non saper ballare come Jay K.

4. Men at work – Down under
Divertente, con un motivetto che non ti si schioda più dalla testa. Quindi, se fra un’ora siete ancora a canticchiarlo, mi scuso in anticipo.

5. Kelly Clarkson – My life would suck without you
Non ho motivazioni valide per giustificare questo pezzo, a parte che mi piace. Ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio.

6. Backstreet Boys – We’ve got it goin’ on
Anni dopo, quando la polvere si posa, tu li riguardi e ti fanno tenerezza e gli vuoi pure un po’ bene, perché ti ricordano il periodo dell’università e delle serate fuori e tutte quelle cose belle che ora ti mancano un po’. Ed era il classico pezzo di lancio da boyband che dichiara “siamo qui perché siamo bravi, veniamo dalla strada, siamo dei vostri, comprate i dischi che c’abbiamo da farci la Ferrari” e due video dopo cantavano ballatone strappalacrime su donne che li avevano piantati perché, evidentemente, preferivano le Lamborghini.

7. Fatboy Slim – Rockafeller Skank
Mettere questo pezzo è un po’ barare, perché è quasi automatico far agitare il culetto con un brano dance simile. Ma è un gran pezzo, è allegro e fa venire voglia di ballare e quindi sta qui. Stacce.

8. Lily Allen – Not fair
Easy listening massimo, motivetto orecchiabile, piacevole, divertente e con un testo che parla di insoddisfazione sessuale e “ora sono qui stesa in una pozza, nel mezzo del letto”, ché la Allen è una che non ci gira molto intorno, ecco.

9. Take That – Shine
Erano tornati e buttarono fuori ‘sta cosa. E io, un pomeriggio o una sera, facendo zapping arrivo sul making of del video e tra tutti c’era uno di loro (non so il nome, forse Howie) che non ha più vent’anni esattamente come gli altri e dice “qui la sceneggiatura si limita a dire ‘Howie fa la breakdance’ e io non la ballo da almeno dieci anni, quindi non so cosa salterà fuori” e  niente, gli ho voluto un po’ bene, in quel momento lì.

10. The Bangles – Walk like an egyptian
Ché sono numeri grossi, questi, di gente che fa la storia della musica, con delle canzoni semplici e bellissime che ancora oggi si ascoltano più che volentieri.

11. Robin Thicke – When I get you alone
Parte con la Quinta di Beethoven (ma in realtà campiona Walter Murphy e la sua A Fifth of Beethoven) e ti ritrovi a ballare. Boh. Fate voi.

12. Eddie Cochrane – Summertime blues
Non so come ci è finita, giuro. Ma eravamo lì che canticchiavamo “But there ain’t no cure for the summertime blues” e allora, che diavolo, largo al rock’n’roll.

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