Ti piaccio perché sono una canaglia – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare Star Wars

È successo all’improvviso, qualche giorno fa.
Parlavo con qualcuno e questa persona mi ha detto una frase che mi sono sentito ripetere spesso, nella mia vita: “non ho mai visto Guerre Stellari”. Ho sbarrato gli occhi, inizialmente, poi ho detto “OK, ci sta” e abbiamo continuato a parlare.
Quella che è la reazione che una persona normale avrebbe, in una conversazione del genere, per il sottoscritto è inaccettabile. Un tempo non avrei mai accettato pacatamente una cosa simile. Chiunque avesse pronunciato quella frase sarebbe finito nella cura Ludovico Van di me che gli/le spiego perché Guerre Stellari è un capolavoro “e come è possibile che tu non l’abbia mai visto? No! Non esiste una Nuova Trilogia!”.
E quindi cosa è accaduto? La placida risposta è che non lo so.
Cioè, continuo a non spiegarmi come si possa non avere mai visto Guerre Stellari o come, dopo averlo visto, non si possa amarlo, ma è subentrata in me una considerazione più basilare.
E cioè che non ho mica più voglia di spiegarlo alle persone. Che non mi va più di parlare di come peschi nel mito arturiano, nelle funzioni di Propp, nell’immaginario giapponese e in Akira Kurosawa e nelle storie di SF classiche e nei racconti pulp con i cliffhanger. Che, sotto sotto, lo so che è un film che se lo vedi da infante ti innamori e se lo vedi da adulto ti innamori, ma solo se sei ancora capace di dare libero sfogo all’infante che è dentro di te, quello che poi prende un qualsiasi oggetto e lo muove davanti a sé tipo spada laser, facendo “woooon wooon fzzzzt!” con la bocca.
Che, in fondo in fondo, Guerre Stellari è il viatico per capire chi è ancora capace di entrare in contatto con il proprio bambino interiore e chi no. E, se si è della corrente che proprio no, non è necessariamente un male, né si è persone peggiori. Semplicemente si preferiscono altre cose, a una storia di cavalieri e principesse e malvagi imperatori. E si vive bene uguale, solo, forse, un po’ più tristi.
Quindi ho detto “OK” e mi sono ripromesso di proporre a quella persona di guardare Guerre Stellari e se me lo avesse chiesto, se chiunque altro me lo chiederà, del perché uno dovrebbe guardare Guerre Stellari, la mia risposta, da oggi in poi, sarà questa “perché è un film bellissimo, perché è emozionante e ricco di colpi di scena e di momenti storici per la Storia del cinema. E se non ti piacerà, va bene, pazienza, ci sono tanti altri film da vedere. Ma se ti piacerà, mi congratulo, avrai fatto il tuo primo passo in un mondo più vasto”.
Ecco. Alla fine è tutta una questione di amore. E l’amore non si discute, né lo si può imporre L’amore lo si sente e basta.
(e comunque no, non esiste una Nuova Trilogia)

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10 risposte a Ti piaccio perché sono una canaglia – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare Star Wars

  1. lupigi ha detto:

    E comunque io l’ho visto da adulto e, sì, è un film carino, il secondo della trilogia è il migliore, ma tutto sommato non è una cosa per cui mi innamorerei mai.
    Ora, io non amo particolarmente il cinema, quindi magari non faccio testo. Però se dovessi fare una lista dei 10 film da vedere assolutamente… Farei una fatica boia a tirarne fuori 10!
    Ecco, e tra questi non metterei probabilmente nessun film fantasy né di arti marziali, quindi neanche Star Wars che ricade in entrambe queste categorie (e se qualcuno mi viene a dire che è un film di fantascienza gli cao in petto).

  2. Antonellina ha detto:

    Da mesi, al ritmo di una volta ogni trenta giorni, mi sottopongono a quello sguardo lì di cui sopra al mio “no, non l’ho mai visto”.
    E’ che io manco da bambbbbina facevo la bambbbina, e se non averlo mai visto corrisponde ad una grave pecca, ancor più pecca è non aver mai preso il manico di una scopa e aver simulato un “woooon wooon fzzzzt!”.
    Ecco, una gran noia insomma.

  3. Antonellina ha detto:

    Urca si, solo a patto che ci sia Mel Brooks a raccontarmi di quel giorno che. Amen.

  4. monicabionda ha detto:

    mi piace questo approccio, sai. 🙂

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