I hear what the neighbors say, that that poor boy has lost his way…

Ci sono giornate così.
Che poi non sono mica tante. Ma sono di fila e fanno un periodo.
Che poi non è mica così lungo. Credo. Però è lì.
Ad Agosto, a una cena, mi hanno fatto conoscere Tinder e l’ho installato ed è rimasto lì sul mio cellulare per un po’. Ogni tanto me lo ricordavo e lo aprivo e scorrevo foto e mettevo like e stamani mi è rimasto il pollice alzato e ho pensato “ma cosa sto facendo?” e l’ho cancellato.
Ho buttato un sacco di vecchie magliette, che non usavo più. C’erano tante storie, su molte di loro, ma ho scoperto che non avevo più voglia di raccontarle, né di riviverle. Perché ci sono storie che si esauriscono, apparentemente, spesso e volentieri perché parlano di luoghi o persone o momenti di cui non vuoi sapere più nulla.
Ho smesso di rispondere sempre, per forza e dicendo quello che ci si aspetta da me. Cerco di essere gentile, ma non ho più voglia di mentire. Cerco di non essere brusco o maleducato, ma non ho più la forza e la pazienza di rinunciare alla mia tranquillità per salvaguardare quella di qualcun altro. Specialmente se quel qualcun altro non è per me così importante da doverlo mettere davanti alle mie necessità.
Ho smesso di fumare e di bere e ho cominciato a suonare uno strumento nuovo. È bello e sa di scoperta, a ogni nota e a ogni canzone, però un bicchiere di Laphroaig, di tanto in tanto, non è male.
Ho ripreso in mano un manuale di gioco di ruolo e lo leggo, a tempo perso, scrivendo, a tempo perso. Mi guarda, sornione, e mi dice che non è più tempo e io lo so che ha ragione, ma mi crogiolo nel pensiero che, volendo, è lì sulle punta delle mie dita e devo solo allungarle un po’, per afferrarlo.
Leggo di nuovo. E non smetto di leggere, quando mi annoio, ma arrivo in fondo, perché improvvisamente mi sembra importante capire perché mi annoio, per cercare di non replicare gli stessi errori.
Mi vedo ancora fuori dalla folla, ma la cosa non mi pesa così tanto. Mi pesa che non bevo uno spritz con persone a cui voglio bene da almeno due settimane. Mi pesa il gatto che mi fa stare in pensiero e il sonno che è ormai sempre meno e di qualità sempre peggiore. Mi pesa il lavoro, tanto, ma non posso farci niente.
Però ho un calendario pieno. Un sacco di cose da fare. Un sacco di persone da vedere. E una strana calma. Che poi magari è rassegnazione, non lo so, ma fino a quando non corro in giro urlando e agitando le braccia, forse, è un buon segno.

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2 risposte a I hear what the neighbors say, that that poor boy has lost his way…

  1. viola ha detto:

    Buona serata 😉

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