La notte che perdemmo FriendFeed.

Due settimane fa FriendFeed è stato chiuso definitivamente.
L’annuncio della chiusura il 9 di Aprile era stato dato con un mese di anticipo, spiazzandoci tutti, noi che giocavamo sulla battuta del “prima o poi Zuckerberg si accorge di noi e stacca tutto”. L’ultimo mese di vita è stato divertente, in parte, stressante, per il resto. Sono tornati vecchi utenti a salutare, sono stati ritirati su vecchi thread, quelli storici, si sono ricordati bei momenti e belle persone. Dall’altra parte, alcuni utenti hanno perso il senso della misura, intasando home e feed (proprio e altrui) con una sequela di thread che, alla lunga, risultavano essere solo la vuota paura di quello che canta davanti al plotone d’esecuzione perché il suono della sua voce lo sostiene, prima che premano il grilletto.
È stata organizzata una festa l’11 di Aprile, per vedersi dopo la chiusura e festeggiare. La sera dell’8, invece, in diverse città ci sono stati degli aperitivi e delle cene, per vedersi e brindare alla chiusura, abbracciandosi e dandosi conforto a vicenda.
Il 9 mattina eravamo lì che ci chiedevamo quando ci avrebbero staccato tutto. Sono cominciate le teorie che si basavano su fusi orari, su tabelle di lavoro, su schemi, su orari lavorativi. Qualcuno ha scritto dei post di commiato, dove raccontava come era finito in quella gabbia di matti. Intanto le ore passavano e FriendFeed era ancora lì e, ogni tot, quando ci avvicinavamo a un’ora che, secondo il fuso orario, poteva essere significativa partiva una sorta di conto alla rovescia, con gente che si salutava, con affetto e trasporto, per poi trovarsi tutta lì, tre minuti dopo.
La mattina del 10 il sito andava ancora. Eravamo tutti basiti ed è ricominciato il giro di supposizioni e teorie. Ci staccano alle nove. A Maui, a quest’ora, è ancora l’8 di Aprile. Cazzo, è carnevale a Rio e io sono il re del samba (cit.). Pian piano la paura ha lasciato posto alla follia e abbiamo cominciato ad andare a ruota libera. Come se si fosse ricordato dell’anarchia di cui era impregnato, FriendFeed si rifiutava di morire e i suoi utenti hanno cominciato a ridere in faccia alla paura di venire spenti, a ridere, a fare casino. I thread si moltiplicavano, utenti italiani, americani e turchi hanno cominciato a mischiarsi tra loro. Sotto un intervento di uno dei fondatori del social network si sono moltiplicati commenti preoccupati, ansiosi, derisosi, minacciosi (gli utenti turchi hanno alzato di molto l’asticella del “siamo arrabbiati perché chiudete e intendiamo farvelo presente”, va detto), deliranti e fuori luogo.
La sera eravamo ancora tutti lì, stanchi e sfiancati dal dubbio se ci avrebbero spento nella notte o se ci saremmo tutti ritrovati, il mattino dopo. Ma ancora eravamo attaccati a FriendFeed, incapaci di staccarci e di lasciarlo andare.
Verso le 11 è cominciato tutto. O è finito, se preferite. Di colpo cominciavano ad arrivare messaggi di persone che non riuscivano più a entrare. Abbiamo cominciato a telefonarci, a mandarci messaggi su Whatsapp, a starci vicino in ogni modo possibile. Improvvisamente si moltiplicavano gli avvisi di altri utenti, amici, che non potevano più fare il refresh, che si trovavano davanti alla pagina vuota e, dopo un po’, che venivano ridiretti verso la pagina del blog del social network, con un messaggio di saluto.
Chi ha avuto modo ha postato un ultimo saluto a chi ancora leggeva. Io ho postato una foto di Fight Club (“mi hai conosciuto in un momento molto strano della mia vita”) e un saluto sentito. Alcuni mi hanno salutato. L’ultimo messaggio è stato quello di una utente che mi salutava con uno dei tormentoni del socialino. L’ultimo messaggio recitava “CULO”.
Quando FriendFeed è morto, Whatsapp è esploso di messaggi di saluti, di abbracci, di baci, di “ti voglio bene”, di gente che non si rassegnava. Qualcuno ha pianto (io no, io sono un duro, io avevo versato qualche lacrima il giorno prima, tsk). Sono rimasto con Chrome aperto sulla pagina di FriendFeed fino alle due di notte, incapace di chiuderla, perché sarebbe significato non vederla mai più. Un po’ come girare per la casa vuota, prima che la palla da demolizione sfondi la parete del salotto.
Poi ho accettato che fosse finita e ho lasciato andare.

Due settimane dopo siamo un po’ sparpagliati tra Facebook, Twitter e il progetto di Frenf.it. Siamo come all’inizio di Battlestar Galactica, alla ricerca di un posto che si chiama “casa”, mentre perdiamo pezzi in giro.
Non ho ancora messo radici, tanto per cambiare, da nessuna parte. Non mi trovo bene su Facebook, non capisco Twitter e Frenf.it è ancora troppo instabile.
Ci mandiamo dei messaggi, ogni tanto, in cui ci  chiediamo come stiamo. A volte ho ancora l’impulso di aprire FriendFeed. Spesso mi chiedo come sta Tizio o Caio, persone di cui conosco solo il nick, ma che leggevo ogni giorno. Improvvisamente le distanze, le persone che stanno a Roma o a Milano o altrove, si sentono molto di più. Ho capito che, potendo, ci uscirei a bere una birra, ma non posso e il socialino dell’odio era la cosa più vicina al tavolo di un pub dove chiacchierare.

Due settimane dopo la nostra vita non è poi cambiata tantissimo, ma sentiamo ancora il vuoto della perdita. Quello che, ogni tanto, ci fa aprire Whatsapp e chiedere all’utente X “a te manca? Io non riesco ad abituarmi, tu?” e, come nelle migliori tradizioni dei gruppi di supporto, trovare riscontro nello smarrimento altrui.

Due settimane dopo siamo meno drogati di Internet e questo è un bene. Ma contemporaneamente siamo più poveri di un sacco di piccole cose insignificanti che, messe insieme, diventano un grande insieme di un certo spessore. E non sarà facile ritrovarlo, questo grande insieme, né sarà facile spiegare cosa fossero, quelle piccole cose insignificanti.
Ma per quello che conta, finché c’è stato, è stato bello avervi nel mio grande insieme e di questo vi sarò sempre grato.

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7 risposte a La notte che perdemmo FriendFeed.

  1. lupigi ha detto:

    Io però continuo a suggerirti di dare una chance ad antipook.com

  2. Salvatore Mulliri ha detto:

    Lacrimoni ❤ (battaglione=plotone d'esecuzione) 😉

  3. Pingback: [27] FFallout | where the hell are my pills

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