There is still (a new) hope…

Dopo la seconda visione di Guerre Stellari – Episodio VII: Il risveglio della Forza, qualche considerazione pressoché definitiva. Un vantaggio di avere passato molto tempo nel fandom (non dico quanti anni, per rispetto alla mia età) è accorgersi di non avere più tanta voglia di stare a discutere fino alla nausea della riuscita o meno di un nuovo film di Guerre Stellari e il lusso di decidere di non farlo. Sarà lunga, ve lo anticipo, quindi prendetevela comda (ATTENZIONE: CI SONO SPOILER).

Le cose che non mi sono piaciute
1. Il setting.
L’ho trovato buttato lì, con nonchalance, senza approfondirlo, né dare spazio sufficiente per renderlo tridimensionale.
Luke Skywalker è scomparso. Dalle ceneri dell’Impero è nato il Primo Ordine che vuole trovarlo e debellare la Nuova Repubblica. La principessa Leia ha creato un gruppo alla ricerca di Luke, per trovarlo prima del Primo Ordine, e sa il cielo perché lo chiama la Resistenza, come se ci fosse qualcosa contro cui resistere.
Di per sé quello che non mi piace è che pressoché un reset agli inizi di Episodio IV, salvo il fatto che il Primo Ordine non è nella posizione dell’Impero, ma tutto il resto rimane così com’è. La Repubblica non ci viene mostrata, non ne sappiamo nulla. Quando viene annichilita è difficile sentirsi coinvolti dalla cosa. I cattivi dovrebbero muoversi circospetti e con profilo basso e invece sembrano girare liberamente e fare quello che gli pare (vedi l’attacco iniziale su Jakku).
2. La Base Starkiller.
È il problema più grosso (AHAHAHAHAH! Grosso! Come la base! AHAH…OK, la smetto). Ci viene messa davanti a metà del film e, improvvisamente, diventa il fulcro della vicenda che, fino a quel momento, aveva parlato di tutt’altro (la ricerca di Luke, la scoperta di se stessi, nel caso di Finn, e del mondo, nel caso di Rey). E viene imposta in maniera così rozza e pigra, che la mia reazione davanti a questa Morte Nera versione 3.0 è stata la stessa di Han “sì, è grande” e poco altro. E infatti si arriva al terzo atto, quando va distrutta, in cui il trasporto è quasi nullo. La differenza tra la messa in scena della Morte Nera in Episodio IV e questa è come il giorno è la notte. In Una nuova speranza, si sentiva la presenza della minaccia, la paura che causava, si avvertiva il pericolo incombente, qui è tutto gettato lì, perché è come se si aspettassero che già sapessimo di cosa si parla e quindi si fa il minimo sindacale, prima di tornare a parlare di ciò che interessa veramente. Ne è la dimostrazione della scena in cui viene distrutta (?) la Repubblica (??): parte un colpo, attraverso la galassia, si spezza in un numero di proiettili che vanno tutti a centrare perfettamente un pianeta diverso. E non fai in tempo a chiederti come diavolo sia possibile, che ti inquadrano una serie di personaggi sconosciuti, in procinto di morire, e ti chiedono di emozionarti per loro. E invece no.
Qualcuno ha giustamente fatto notare che la Base Starkiller deve essere considerata come un’ambientazione, un luogo che serve solo come scusa per poter far incontrare i personaggi nel terzo atto. E sarei anche d’accordo se l’unico motivo per farla comparire fosse la missione di recupero di Rey, ma la verità è che c’è un attacco per distruggerla che richiama la battaglia di Yavin, cercando di farci provare le stesse cose e fallendo nel tentativo.
3. L’ultima scena.
Niente da dire, concettualmente, ma è girata davvero male. Rey guarda Luke. Luke si leva il cappuccio. Rey prende la spada e gliela mostra. Luke guarda la spada. Inquadratura di Rey. Inquadratura di Luke. Inquadratura di Rey. Inquadratura di Luke. Tutto questo in silenzio, mentre si guardano senza dire niente. Luke serra la mascella. Rey ha l’espressione sofferente di chi deve fare pipì. Inquadratura da elicottero, con sfondo in parallasse. E capisci che la stanno tirando così per le lunghe perché devono arrivare al momento in cui il tema musicale si potrà andare a fondere con la marcia di Guerre Stellari. No, davvero JJ, sei un bravo regista, ma qui dovevi esserti alzato per andare in bagno e qualcuno si è seduto lì al posto tuo e ha dato indicazioni su come montarla.

Per il resto, cosa posso dire?
È un film imperfetto, ma lo temevo molto peggio. Mi sono fermato a chiedermi se la paura di un altro Jar Jar Binks, di altre scene da romanzo Harmony, di un nuovo ragazzino insopportabile o della recitazione da cani di un nuovo Hayden Christensen, mi abbia fatto apprezzare un film che, altrimenti, avrei snobbato.
Mi sono risposto che no, che è un film bello, in molti passaggi, e meno riuscito in altri. Ma, per citare il mio amico Emiliano, può essere un film bello o un film brutto, ma è un bel film di Guerre Stellari o un brutto film di Guerre Stellari. Ecco, il pregio maggiore, per quanto mi riguarda, è stato quello di aver portato sullo schermo l’atmosfera e la magia che desideravo ritrovare e di essere riuscito, a volte barando indubbiamente, a farmi sentire di nuovo parte di qualcosa che con la Nuova Trilogia e la produzione seguente mi aveva assolutamente allontanato (ricordo che quando andai al cinema a vedere il pilota della serie tv di Clone Wars, a fine proiezione, dissi a chi era con me “oggi finisce la mia storia d’amore con Guerre Stellari”).

Ho letto diverse critiche, sul film. Su alcune posso concordare o essere meno d’accordo. Posso capire che Snoke sia presentato male, come era stato presentato male Palpatine (ma addirittura copiandone l’entrata in scena in formato gigante). Concordo che il Capitano Phasma, allo stato attuale delle cose, sia un personaggio assolutamente sprecato, una specie di Boba Fett, senza avere il carisma del cacciatore di taglie mandaloriano.
Non concordo su Rey e le proteste sul suo scoprire la Forza in maniera così naturale e senza addestramento. Alla fine di Episodio VII Rey conosce la Forza così come la conosce Luke (tutti e due ne hanno sentito parlare, uno da Obi Wan e una da Maz). Rey non si è allenata con il remoto sul Falcon, ma direi che non è abbastanza per dire che Luke fosse più addestrato.
Allo stesso modo di Luke, però, lei è una grande pilota che guida il Falcon in posizioni disperate, come lui sparava ai topiragno a Beggar’s Canyon.
Però Rey combatte e usa la spada e tiene testa a Kylo Ren. E sì, è inatteso e sì, non eravamo abituati. Ma è un favola e la spada magica, in Propp, ha sempre permesso a chi la impugnava di compiere azioni superiori, partendo da Excalibur fino ad arrivare al martello di Thor. È come nei wuxia cinesi, dove l’arma speciale permetteva di volare e di compiere acrobazie folli.
È magico, è fantastico. E vorrei ricordare a tutti i raffinati esegeti della Forza (a parte il sempiterno e fondamentale concetto che la Forza non esiste) che Guerre Stellari è sempre stata magia in movimento.

Kylo Ren non è Darth Vader. Non è neanche Darth Maul o il Conte Dooku. Non è Asajj Ventress o, per carità divina, neppure gente tipo Darth Malak. Kylo Ren non è nessuna di questa gente e, in verità, questo è solo un bene, perché, dopo la Nuova Trilogia, la figura del cattivo del Lato Oscura della Forza è caduta in disgrazia con una rapidità a tratti imbarazzante. Sono stati anni di gente tatuata o sfregiata, con o senza maschere intere o parziali, che ripeteva frasi come “non puoi competere con il Lato Oscuro” con la stessa ripetitività e monotonia dell’ennesimo cattivo di James Bond, mentre manovravano spade laser rosse a lame doppie e triple. Lentamente i cattivi di Guerre Stellari sono diventati le macchiette di loro stessi, figure ansimanti con una spada che perivano, alla fine, perché, ehi!, sono i malvagi.
Kylo Ren è il cattivo in nuce, il ragazzino emo che si ribella ai genitori perché vuole diventare qualcuno che loro non vogliono permettergli di diventare. Quando sento l’obiezione “quando si leva la maschera è brutto e ridicolo” l’unica risposta sensata, la risposta che spererei arrivaste a darvi da soli, se non foste troppo impegnati a voler risultare spiritosi come un comico di avanspettacolo, è che certo che lo è. Certo che è un ragazzino con la faccia storta, la voce dell’adolescente a cui stanno scendendo i testicoli e ancora non ha un suo tono definito. È tutto questo, perché credete che la indossi? “Cosa credi che vedrai, se mi tolgo la maschera?”, chiede ad Han. “Mio figlio”, gli risponde lui. Perché senza maschera è soltanto Ben Solo, ma è indossandola che può illudersi di essere il nipote di Darth Vader e, in qualche modo, il suo erede.
Credetemi: non lo volevate un altro Vader. Non lo volevate un altro gelido figlio di buona donna che strangola la gente al volo e ripete “non conosci il potere del Lato Oscuro”. Forse non volevate Kylo Ren, non posso escluderlo. Ma ci sono interi pezzi dove si prende il film sulle spalle e vi mostra un lato di Guerre Stellari che non avevate ancora visto, perché eravate anestetizzati da anni di gente che sventola la spada laser, saltando in giro per lo schermo come una trottola impazzita.

Ci sono piccole cose che mi infastidiscono, in Episodio VII. Non tantissime, ma per esempio mi viene in mente la scena sulla nave di Solo, quando scappano dai mostroni tentacolari. Niente di che, è una scena d’azione, ci sta, avrei preferito usare quel tempo per altro, però. Mi hanno un po’ infastidito i continui rimandi, a volte anche eccessivamente gratuiti alla Trilogia originale (per dirne uno: perché Han e Leia chiamano il figlio Ben? Non erano poi così legati a Obi Wan).
Ma ha anche delle piccole cose che me lo hanno fatto amare. L’umorismo ben gestito, gli scambi di battute, i momenti sinceramente divertenti. L’idea che come i Jedi Chiari sentano la tentazione del Lato Oscuro, così quelli Oscuri sentano la tentazione di tornare al Lato Chiaro. Cosa questa che, da un lato, dà una profondità maggiore anche ai cattivi e, dall’altra, un po’ mi fa temere per il trattamento che potrebbero riservare a Vader che salva Luke dall’Imperatore.
Potrei parlare ancora per pagine del film, di idee, di paure e di sospetti. È una cosa che fanno i bei film. Non è il film perfetto, non mi aspettavo un film perfetto. Non sono neanche tanto sicuro che Episodio VIII sarà all’altezza, né che l’intera trilogia sarà, alla fine, un progetto riuscito. Posso solo basarmi sul momento, come diceva il buon Qui Gon, e il presente è un bel film, che mi ha fatto passare ottimi momenti, che mi ha riportato in una Galassia lontana lontana e che mi ha fatto chiedere, alla fine, “e ora?”.
Non lo so, cosa succederà ora. Ma quando Rey è partita con il Falcon volevo partire con lei per vedere dove saremmo finiti. E questo, per quanto mi riguarda, è un nuovo passo in un mondo più vasto.

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3 risposte a There is still (a new) hope…

  1. Claudia Mauti ha detto:

    la voce italiana di kylo ren è da adolescente che conferma la tesi dell’insicurezza ecc. ma la voce nella versione originale, di adam diver, è molto profonda e adulta.
    poi, magari non han ma leia aveva un rapporto profondo con ben kenobi, lo sappiamo fin dalla prima scena dell’episodio iv.

  2. Sara ha detto:

    “Aiutami, Obi-Wan Kenobi: sei la mia unica speranza!” direi di sì …
    La recensione l’aspettavo, grazie.Io dico solo che è di nuovo Guerre Stellari e in più, Disney , e la Disney sa bene dove colpire.Buon Nuovo Anno.

  3. amilcaxas ha detto:

    A mio modesto parere mi è sembrato una sorta di riassunto delle puntate precedenti. Forse avevo troppe aspettative su jj. Però come hai detto alla fine anche io mi sono detto: e ora? Ottima recensione.

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