And then there were none… /4

C’è qualcosa che non sapete fare?
Intendo qualcosa in cui siete completamente negati. Quella cosa che, quando ci provate, perché magari siete testardi o non avete altra possibilità, vi vede fallire clamorosamente e nel modo più imbarazzante possibile.
Io ce l’ho ed è ballare.
Sono assolutamente incapace di ballare. Cioè, il ballo del mattone, OK. Con il valzer me la cavicchio. Ma le robe giovani, ecco, no, non fa per me. Parte la musica, sale il ritmo, il demone della danza mi sussurra “balla” (cit.) e io divento tipo un palo di legno. Sono rigido, fuori posto e imbarazzante e il demone della danza mi sussurra “no, OK, come non detto, scusa, lasciamo stare”.
Potete quindi ben immaginare come mi sono sentito, quando via mail è arrivato questo:

Per metterti in contatto col tuo mondo interiore secondo me non c’è niente di meglio del teatro danza, anche solo per una lezione di prova gratuita.

Attimo di gelo. Apro Wikipedia e leggo la definizione di teatrodanza.

Con il termine Tanz Theater si intende principalmente una diramazione nell’ambito della danza moderna dell’espressionismo tedesco degli anni trenta, la cui poetica risale alle teorie di Rudolf Laban e alle danze della sua allieva Mary Wigman.

Immaginate bene la mia reazione.
Comunque, siccome le regole sono regole, mi sono chiesto: che c’è di male? Perché non provare una lezione di prova? Metti che mi diverto.
Ora, chiaramente sospetto che non mi divertirò, perché il mio nome si accosta alla danza quando c’è da descrivere un orso ballerino, mica quando c’è da paragonarmi a Fred Astaire. Però, oh, sai mai.
Ho quindi contattato la scuola che chi mi ha scritto la mail mi ha segnalato e ho ricevuto la risposta che no, lezione di prova no, però se volevo potevo andare ad assistere a una lezione e, se mi piaceva, iscrivermi al prossimo trimestre (nice try).
Ho quindi cercato alternative e vi posso annunciare che, nella mia città, ci sono QUATTRO strutture che fanno teatrodanza. Non mi capacito di queste cose. Quattro strutture di teatrodanza e neanche un IMAX. Dopo aver ricevuto dinieghi o non essere proprio filato di striscio, ho trovato un luogo che accettava di farmi fare una lezione di prova.
La cosa che mi ha preoccupato è stata la risposta che, in merito alla mia domanda sull’abbigliamento, suggeriva abbigliamento comodo, piedi nudi o scarpe o calzini e chiosava con “si può stare scalzi con calze con scarpette insomma come vuoi l’importante è l’interesse e la passione“. Ho come avuto l’impressione di avere in qualche modo dato a intendere di essere molto preso dalla cosa, quindi sono andato a rileggere la mia richiesta di informazioni ed ecco, no, non proprio. Ma magari sono degli entusiasti, mi sono detto, e quindi ho preso pantaloni da tuta, maglietta a maniche corte e via andare.
La lezione cominciava alle 0re 19.00. Alle 0re 18.44 sono davanti alla scuola. Oddio, scuola. In realtà sembra un’abitazione privata e si trova in una stradina buia e senza uscita. Come ho avuto modo di dire mi hanno giustamente fatto notare, sembra il luogo ideale per una riunione della famiglia Manson.
Mentre sono davanti al cancello, apro la mail per accertarmi dell’indirizzo e trovo una seconda email, mandata sei minuti prima, che mi annuncia l’annullamento della lezione causa malattia. Ora, tralasciando che mi avvisi alle 18.38 che non si tiene una lezione prevista per le 19.00, mi colpisce che, nella mail, il tizio mi dice “Dammi il tuo numero di cellulare, il mio è 333…”.
Ignoro la cosa e rispondo che, effettivamente, ero davanti al cancello. Poi salgo in macchina e vado via.
Ieri mi arriva un’altra mail dal tizio (che, ormai, immagino identico a Charles Manson, ça va sans dire) che mi dice “Perché non mi mandi il tuo numero di cellulare? Io il mio te l’ho dato. La lezione si fa mercoledì. Mandami il cellulare così parliamo a voce”.
Non ho risposto, ma prima di entrare a casa mi sono accertato che non ci fosse nessuno che mi aspettava, sul pianerottolo.

Tuttavia mi è arrivata una mail dall’istruttrice del primo corso, quello segnalatomi dalla mia lettrice (avevo parlato con la segretaria della scuola, poiché l’insegnante non rispondeva alla mail) che si scusa per il ritardo e mi invita a una lezione di prova per oggi pomeriggio (prendi questo, stupida segretaria).
E quindi niente. Ci sentiamo più tardi.

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Trema, Beyoncé.

Intermezzo.

Sulla strada per il corso mi sono distratto e sono passato in ZTL. Sono 89 euro di multa. Qualcuno pagherà per questo (ciao Zia!).

C’è da fare una premessa importante, per quanto riguarda la mia esperienza di Teatrodanza, ovvero che ho trovato delle persone molto gentili, al mio arrivo, e un bell’ambiente. Per questo, sinceramente, non mi sentirei di ridere dell’esperienza (che purtanto, lo ammetto, ha avuto momenti di ilarità di un certo livello).
Intanto la brutta notizia: non ho molte foto a testimoniare l’evento. In realtà ne ho solo due. E questo perché il mio amico Francesco, che aveva cortesemente accettato di accompagnarmi per farle, a metà lezione è stato preso dall’insegnante e spinto anche lui a fare la lezione di prova (alla fine ha ammesso di essersi divertito abbastanza da non uccidermi).
In cosa è consistita la lezione?
Per cominciare abbiamo camminato avanti e indietro per l’aula, contemporaneamente (eravamo all’incirca sette) , e ognuno ha raccontato la propria giornata. Scopo (?) della cosa era camminare tenendo un certo portamento e modulare la voce, partendo da un tono basso e pian piano salendo, fino ad arrivare a un tono molto alto. Dopo poco ci è stato chiesto di scegliere tre parole del racconto e di associare a ognuna un gesto diverso, da eseguire quando la si pronunciava (se ve lo steste chiedendo: le mie parole erano Morfeo, scimmia e intrattenimento).
Finito questo esercizio, l’insegnante era poco soddisfatta della nostra incapacità di lasciarci andare (…) e ha quindi proposto, accolta da entusiasmo generale, di fare un po’ di “suolo”.

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Immaginatemi così.

“Suolo” era, come si potrà intuire, un esercizio a terra. Ci si stendeva sulla schiena, gambe leggermente divaricate, braccia aperte; si sollevava il bacino roteandolo da un lato e tutto il resto del corpo doveva andarci dietro, non trascinato, ma comunque il più possibile adeso al pavimento. Se non avete capito, non preoccupatevi, siamo in due. Tanto che l’insegnante, a un certo punto, mi ha fermato e ha cercato di spiegarmi come fare (dice Francesco, che ancora non era stato tirato dentro, che lo sguardo di lei è quello che si potrebbe avere davanti a un incidente stradale con tamponamento multiplo e unicorni schiacciati da tir).

In seguito a questo abbiamo fatto degli esercizi che prevedevano una corsa da un lato all’altro della stanza, dapprima agitando le braccia, poi salutando vigorosamente, poi correndo incontro a qualcuno che doveva scansarsi all’ultimo, poi abbracciandolo.
È tutto molto bizzarro, mi rendo conto. Del resto ho difficoltà a spiegare a parole la cosa, perché, diciamolo, io stesso, che ero lì e ho fatto il tutto, non saprei bene cosa diavolo stesse succedendo.
La lezione si è conclusa con qualche minuto di improvvisazione da parte di tre studenti e, ecco, lì è stato effettivamente il momento in cui il mio livello di fremdschaden è salito oltre il normale consentito.

Tornerò? No, ma non perché mi senta superiore o perché ritenga ridicolo il tutto. Molto banalmente, ammetto, non è il mio genere e non ho interesse a proseguire.
Ma non ho nessuna difficoltà ad ammettere di avere visto delle persone che hanno formato un gruppo affiatato e di avere respirato una bella atmosfera, rilassata e divertita, della quale, saltuariamente, mi sono sentito parte.
Detto ciò, ora ho un sacco di dolori muscolari, 89 Euro di multa da pagare e una nuova settimana di incarichi da affrontare.

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4 risposte a And then there were none… /4

  1. spikkia ha detto:

    non è prevista la realizzazione di un video, vero?

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