I’ve been a stray from you too long and all my days have turned to darkness, Hell is leaving the light on…

Oggi sono passato da Afra e ho trovato aperto.
A essere precisi ho trovato aperto l’ingresso secondario, quello che apre quando quello principale ha ancora la serranda abbassata e vuol dire “sono chiusa, però se vuoi passare a salutare ci sono”. E quindi, sono entrato.
(se tu che leggi non sai chi è Afra, qui trovi tutto quello che c’è da sapere)
Afra ha chiuso il bar, da Ottobre a oggi, riaprendolo ogni tot, saltuariamente, con orari casuali, rimanendo spesso chiuso. Afra sta male, il suo corpo non regge più certi ritmi e il bar è decisamente una iniziativa che quei ritmi li reclama.
È stato un giorno che sono passato davanti al locale ed era chiuso e mi sono affacciato a guardare dentro e ho visto il tavolo al quale mi sono sempre seduto, che ho capito.
Ho capito che è casa mia, quel tavolo, tanto quanto il mio letto e il mio salotto e la doccia. Ché ci ho vissuto momenti importanti, a quel tavolo lì, anche se non tutti bellissimi o felici, ma che quelli bellissimi e felici superano di gran lunghi quelli brutti e tristi.
Ho capito che Afra che chiude (perché questa la verità che va accettata e cioè che Afra ha praticamente chiuso, che i tempi degli spritz e delle sere passate al tavolo a scrivere o a leggere sono finiti) è come arrivare e trovare che qualcuno ha sbarrato la porta di casa o che ti ha staccato la luce.

Mentre pensavo a queste cose, ho avuto altre notizie preoccupanti in arrivo da casa.
E mi sono accorto che la mia vita, in questo momento, è un susseguirsi di momenti di tensione o poco gradevoli, durante i quali guardo poco più avanti, poche ore più avanti, sperando che in quella parte lì ci sia qualcosa di più tranquillo. A volte c’è. Spesso no, perché i momenti di tensione difficilmente ti abbandonano e quelli poco gradevoli, spesso, tendono a ripetersi.
C’è questa strofa, ne Il cantico dei drogati, di De Andrè, che dice “Come potrò dire a mia madre che ho paura?”. Mi è venuto spesso in mente, negli anni, quando ero in situazioni molto complicate o difficli. Mi è tornato spesso in mente, nelle ultime settimane, per tutta una serie di ragioni con cui non voglio annoiarvi.
Poi mi sono detto che, forse, l’unico modo per smettere di avere paura è andare in contro a ciò che temiamo e abbracciarlo. Potremmo scoprire che non c’era ragione di essere spaventati. Oppure potremmo scoprire che, invece, c’era ragione, ma è anche vero che, a quel punto, andremmo avanti, in un modo o nell’altro.
Non c’è niente di peggio della paura del cambiamento, me ne rendo conto. Me ne rendo conto perché sono uno che li vive malissimo, i cambiamenti.
Ma quando vedi le cose che ti eri costruito che cominciano a perdersi, i bar chiudere, le case diventare fredde e vuote, allora puoi solo cercare di crearti qualcosa di nuovo dove stare bene.
Ché è stare bene, l’importante. E basta.

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