Beyond the walls and cages, everybody changes ‘til tomorrow’s yesterday…

Questa estate mi sono tagliato i capelli cortissimi. Ho preso una macchinetta per rasarmi, ho calcolato male la lunghezza e, di colpo, vedevo il lato della mia testa. Ho sospirato e ho continuato, il danno ormai fatto.
Siamo a Ottobre e i miei capelli sono di nuovo a una lunghezza decente, hanno ripreso ad avere il loro aspetto anarchico e privo di forma.
Il caldo è andato via, di colpo, e il freddo si è presentato, con quel modo di fare un po’ beffardo, come se ti dicesse “pensavi di scampartela, eh?”. Accendo il riscaldamento. O lo tengo spento e lascio che siano i gatti a provvedere alla mia temperatura.
Oggi, mentre mi cambiavo, mi sono accorto che i capelli cominciano di nuovo a essere lunghi. E ho visto il tatuaggio sul braccio destro. Ché lo vedo sempre, ogni giorno, ma oggi, mentre mi levavo la maglietta, l’ho intravisto allo specchio e allora mi sono fermato e mi sono detto “oh ma guarda” e l’ho studiato, scoprendo che ancora mi piace come il primo giorno. La scritta “Man of Chaos” è ancora lì, a ricordarmi che cosa sono. Mi sono chiesto se posso riuscire a smettere di esserlo o se il chaos è parte di me e sempre lo sarà. Mi sono interrogato se, essendo parte di me, c’è modo per farne qualcosa di buono, per indirizzarlo, per usarlo come martello e scalpello e modellarci la mia vita.
Ho riletto parti del mio ultimo libro, trovandolo incredibilmente buono e accorgendomi di non stare scrivendo e, come ogni volta che lo faccio, mi ritrovo ad annaspare, a essere inquieto, a sentire come se mi mancasse l’aria. Mi guardo indietro, chiedendomi se ho scritto tutto quello che avevo da raccontare o se ho ancora delle cose da dire, delle vicende da narrare.
Sono uscito, fuori faceva freddo e ho pensato “no, non pensavo di scamparmela”, mentre camminavo per strada e mi guardavo intorno, cercando me stesso nei posti che sono solito frequentare, nelle panchine su cui mi siedevo a fumare, sui marciapiedi sui quali mi incamminavo, nei bar nei quali bevevo.
I capelli sono di nuovo lunghi. Il chaos fa ancora parte di me. Le strade non sono più le stesse e sento la mancanza di tante, troppe cose.
Ho respirato a fondo e mi sono lasciato andare nel flusso della vita di tutti i giorni.

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