And what’ll you do now, my darling young one?

Solita lista di pezzi che mi hanno accompagnato, in questo 2016 complicato, pieno di bei picchi e di una costante sensazione di ineluttabilità.
Ho avuto difficoltà, nel scegliere i pezzi. Di alcuni non ero sicurissimo, di altri non ero certo se l’avevo scambiato con qualcos’altro, di uno mi vergogno molto. Ma non è necessariamente un male, significa che ho ascoltato un sacco di cose e che ho avuto, nonostante tutto, un anno ricco bei momenti  musicali (OK, forse non sempre “belli”).

1. Rock’n’roll suicide – David Bowie
È stato l’anno in cui i nostri  idoli, musicali, cinematografici, artistici, hanno cominciato a lasciarci. Mi dicono che il 2016 non è stato un anno dalla mortalità particolarmente elevata, ma, semplicemente, che sono morte persone di cui sapevamo l’esistenza e alle quali tenevamo. Significa che stiamo invecchiando, sicuramente, che il mondo non è un posto dove un anno bisestile può cambiare le cose radicalmente. È stato, ovviamente, l’anno della scomparsa di David Bowie, proprio quando, a Bologna, c’era la bellissima mostra “Bowie is” a lui dedicata. L’ultima stanza della mostra, enorme, esponeva i suoi abiti di scena e, sulle pareti proiettavano pezzi dei live. Ti ritrovavi, così, nel mezzo di Rock’n’roll suicide e, quando la canzone finiva, era come essere in un altro mondo. E la canzone, inutile dirlo, è bellissima.

2. Eve of destruction – Barry McGuire
È stato anche l’anno di Donald Trump. E, mentre montava il dubbio che, in America, le cose si stessero complicando, sono ricapitato su una canzone che non sentivo da quando ero bambino (ora non vorrei pensaste che vivevo in una comune hippy, molto banalmente era inserita in un episodio di Ralph Supermaxieroe). A risentirlo ora, è un pezzo incredibile.

3. Mona Lisas and Mad Hatters – Elton John
Io ho un rapporto complicato, con Elton John. Nel senso che ci sono alcuni suoi pezzi che mi piacciono e altri (la maggior parte) che non mi dicono granché. Questo è uno di quelli che mi piacciono e, cosa bizzarra, mi piacciono nonostante io, il testo non riesca a capirlo. Non capisco cosa dice, di cosa parla, se è una roba tipo Bennato (uso le fiabe per parlare di cose più complicate) o se, semplicemente, non afferro le metafore. Però ha un andamento dolce e trascinante e a me, su queste cose, mi si compra facile.

4. The ballroom blitz – The sweet
Non ci sono molte cose per cui gioire, con Suicide Squad: è un film brutto e non c’è altro da aggiungere. Però ha il merito di avere riporato in auge questo pezzo qui, di un gruppo che non ha scritto roba particolarmente ricordabile, ma che, con questa canzone, ha fatto decisamente centro.

5. Go the distance – The White Buffalo
Il nuovo album di The White Buffalo è una roba che, dentro di me, è cresciuta pian piano e, pian piano, ho cominciato ad amare. Questo pezzo mi è caro per un sacco di ragioni, non ultimo che ci identifico una persona precisa, ogni volta che lo ascolto, e che mi ricorda del vaggio a Londra fatto per superare indenne il mio compleanno. L’estate scorsa, sono andato a vedere la data di Trieste di The White Buffalo ed è stato un bellissimo concerto nel quale l’ha eseguita, facendomela amare ancora di più.

6. La gozadera – Gente de zona ft. Marc Anthony
C’è un locale di cucina cubana, a Valencia, che, tra le altre cose, fa dei mojito da paura. E io e la mia ragazza abbiamo l’usanza di andare a berne un paio, quando sono da quelle parti. Una delle cose che ci sono, nel locale di cucina cubana, è una televisione sulla quale passano, di continuo, video di artisti cubani e sud americani. Uno di questi è quello di questa canzone, che abbiamo visto e ci ha fatto ridere, per il misto di tamarragine e per la presenza di Marc Anthony, chiaramente fuori target, ma impegnato a fare il super giovane, tipo i vecchi zii che, ai matrimoni, vogliono ballare la musica d’oggi. Solo che l’abbiamo visto un paio di volte e poi lo abbiamo cercato per riderne ancora ed è come le droghe che, non te ne accorgi, e sei dipendente. Non ho nessuna scusante, ma, oh, apprezzate la sincerità.

7. Sabotage – Beastie Boys
Come ogni estate ho ripreso ad allenarmi e volevo una playlist da ascoltare, mentre pedavalo e facevo sacco (e che, giusto per motivarmi, ho intitolato “Run, fat boy, run”). Questo è il pezzo di apertura ed è un pezzone (incidentalmente presente anche nel nuovo film di Star Trek).

8. Vedi cara – Francesco Guccini
Ci sono canzoni che ritornano, nella tua vita, dopo essere andate via e averti fatto pensare che non le avresti ascoltate più. Questa è una di quelle ed è stata molto presente, quest’anno, per ragioni che non saprei spiegare neanche io, a parte che la trovo bellissima.

9. Tuesday’s Gone – Metallica
A Settembre di quest’anno mi sono licenziato e ho deciso di prendere una nuova strada. Il giorno in cui sono andato dal mio capo per dirgli che me ne andavo, ho ascoltato questa versione dei Metallica di un pezzo dei Lynyrd Skynrd, per darmi coraggio.

10. Older and taller – Regina Spektor
Che le posso dire? È il singolo che ha preceduto l’uscita del nuovo album e, sebbene preferisca maggiormente altri brani del disco, c’è la parte in cui dice “And you retired just in time you were about to be fired for being so tired from hiring the ones who will take your place” che, in questo momento, è tipo perfetta.

11. The parting glass – Shaun Davey
Io le canzoni che parlano di addii e di saluti le amo molto e sono merce facile. Questa è molto bella e la versione di Shaun Davey, dal film “Svegliati Ned!” è, per me, la migliore in assoluto. Roba da magone e stomaco attorcigliato.

12. A hard rain’s a-gonna fall – Bon Dylan
Dylan ha vinto il Nobel, quest’anno. Polemiche a pacchi per tutte una serie di ragioni. Non è andato a ritirarlo e, al suo posto, è arrivata Patti Smith che, emozionatissima, ha cantato questo pezzo (sbagliandolo, a un certo punto). Che è un pezzo bellissimo, ça va sans dire, e, boh, ascoltatelo e godetene, indipendentemente dal fatto che siate o meno d’accordo con l’accademia per il Nobel.

 

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