You could have done better but I don’t mind…

Oggi parlavo con una persona del suicidio. Che lo so che ci sono inizi meno drammatici di questo, però, oh, parlavamo di questo.
Mi raccontava di un suo parente che si è ucciso e io ho raccontato che, qualche anno fa, sono arrivato vicino a farlo anche io.
La cosa buffa è che erano le nove del mattino e io stavo facendo colazione.

Cinque anni fa, circa, forse sei, non stavo molto bene. Che è un eufemismo per dire che la mia testa era il caos assoluto. Di quella roba che vai a dormire incasinato, ti svegli nella notte e pensi “no, ti prego, non ti svegliare”, ma è come dire che vuoi svegliarti e, infatti, non dormi più e passi le giornate con tipo tre – quattro ore di sonno sulle spalle. Giornate che prevedono crisi di panico o di pianto, che cerchi di nascondere ad amici e genitori e datori di lavoro e conoscenti. La cosa va avanti per un po’, fino a quando, a un certo punto, cominci a pensare che, tutto sommato, può bastare così.

Visto che sono qui a scrivere queste amene righe, mi pare abbastanza evidente che no, non mi sono suicidato. Ma ci sono andato vicino. È stata una notte di Dicembre e, senza volere fare il melodrammatico, quando ci ripenso realizzo quanto ci sia mancato poco e quanto sia incredibile che non abbia fatto quell’ultimo centimetro.

Quello che non avevo realizzato, fino a oggi, che pensavo, ma non avevo veramente messo a fuoco, è che non finisce così. Evitare di compiere quel passo lì, non significa che è tutto a posto e si può tornare alla propria vita. Tralasciando che ci sono comunque dei problemi da risolvere (cosa che può prendere il suo tempo, ma che è superabile), il pensiero del suicidio rimane lì.
Anche dopo mesi. Anche dopo anni.
La verità è che, quel pensiero, rimarrà lì *per sempre*. A ricordarti che stavi per farlo. Che hai considerato l’opzione.
E che potresti ancora farlo, se volessi.

È un pensiero che sta lì, sullo sfondo, ma che, ogni tanto, ti assale. Nelle notti complicate, quando i pensieri negativi sono tanti. O nei periodi brutti, quelli dove non trovi pace e sembra che vada tutto storto.
Sta lì. A volte con maggiore forza. Come quando stai da qualche parte e qualcuno che non conosci ti sta fissando e tu tieni lo sguardo altrove, per non dare un contatto visivo che possa sembrare un incoraggiamento, però senti comunque i suoi occhi addosso ed è una lotta per non cedere e non voltarti a guardarlo a tua volta.
Sta lì. A volte il suo sguardo è pesante come un masso e ti cola addosso come fango, appiccicoso e viscido. A volte è più leggero, ma ti svolazza attorno, come quel moscerino che non riesci a scacciare, non importa quanto agiti le mani.

Quando ho realizzato questa cosa, oggi, mi ha un po’ disorientato, perché, davvero, fino a oggi non avevo realizzato quanto quel pensiero facesse parte della mia vita.
Lo dico a scanso di equivoci e mi scuso se non l’ho fatto prima: non sto pensando di uccidermi. Sto bene, non vi preoccupate, se vi preoccupate. Ho un periodo complicato e pieno, ma non sono nelle condizione di quella notte di Dicembre e la notte dormo abbastanza bene, caldo e gatti permettendo.

Ma sono uno che mette per iscritto le cose, per vederle da un’altra angolazione. Un po’ come se, esprimendole, uscissero e potessi vederle dal di fuori, come se non fossero più mie.

Immagino che non mi libererò mai di quel pensiero lì. Posso anche cercare di farne un memento o una medaglia per non avere compiuto quel passo.
Ma sarà sempre lì e, per quanto mi scocci, tutto quello che posso fare è accettarlo. Un po’ come il parente fastidioso o l’amico che non puoi soffrire. Sta lì, devi prendere atto che esiste, che c’è, che è reale e devi, semplicemente, fare in modo da non permettergli di rovinarti l’esistenza (per quanto, mi rendo conto, che, nel caso specifico, si vada un po’ oltre il “rovinarsi l’esistenza”).

E quindi eccoci qui, parente fastidioso. È domenica, fuori c’è il sole e ho fatto un ottimo caffè americano. Il resto non conta.

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2 risposte a You could have done better but I don’t mind…

  1. Sara ha detto:

    E qual è il pensiero che ti ha fermato?Dovresti farti difendere da lui.

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