Quello che questa terra non ti ha dato.

Quando era piccolo, ho passato alcune estati in un paesino piemontese chiamato Molare. Ci ero finito perché mio padre, che era il preside di una scuola media, aveva organizzato un gemellaggio con una scuola media del posto ed era diventato amico di una delle professoresse e, di conseguenza, della sua famiglia.
Così, un paio di estati, le famiglie si scambiavano il favore di inviare i propri figli lontano e poter stare tranquilli due settimane (non credo me l’avessero spiegata così, ma sospetto anche che quella fosse la reale ragione).

Il marito della professoressa era un impiegato per l’Enel e, tra le altre cose, come abbastanza comune da quelle parti, aveva un orto al quale si dedicava giornalmente.
Ricordo che, un giorno, mentre mi mostrava le piante e io facevo qualche commento interessato alla cosa, mi disse che c’era una che era abbastanza difficile da tirare su, che non stava dando i frutti sperati, ma che quello sarebbe stato l’anno buono. “Ti devi andare a prendere quello che questa terra non ti ha dato”, mi disse, per spiegarmi la sua testardaggine sulla questione.

Mi è tornato in mente una mattina di qualche giorno fa, mentre andavo in ufficio, il giorno 26 di Dicembre, che per me è sempre stato giorno di festa, di famiglia, di tempo passato insieme chiacchierando o guardando la televisione o passeggiando per la città.
Mi è tornato in mente quella mattina, mentre, dentro di me, mi abbacchiavo e lamentavo della cosa, del non poter festeggiare con la famiglia per stare in ufficio in quello che, tendenzialmente, è un giorno perso a guardare lo schermo perché il resto del mondo, lui sì, sta con i propri cari e nessuno risponde alle tue mail.

Mi è tornato in mente questa mattina, quando ho ripensato al fatto che non ho fatto post di chiusura di anno, a parte il – per me – tradizionale con le canzoni. L’anno scorso, per tenere basse le aspettative, mi ero anche dato due soli propositi e – sorpresa! – non ne ho imbroccato uno. Quest’anno, per tenere le aspettative ancora più basse, ne ho fissato uno solo e neanche so se è confermato, aspetto che la persona, dall’altra parte del mare, mi risponda.

Però, dicevo, stamattina mi è tornato in mente quel momento in quell’orto e quindi, se non propositi, il mio augurio per voi, per quest’anno, è che riusciate a prendervi quello che questa terra non vi ha dato. Che ci arriviate con testardaggine, lottando per ogni centimetro, o facilmente, come scivolando sul ghiaccio. Che sia qualcosa di desiderato e sospirato a lungo o che sia un desiderio dell’ultimo minuto.
Che possiate arrivare al 31 Dicembre 2019 soddisfatti di avere realizzato anche una sola cosa, piccola o grande che sia.
E ora si comincia, adesso, qui. Prendete gli attrezzi di lavoro e cominciamo a dissodare e a piantare i primi semi, per prenderci quello che questa terra non ci ha dato.

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