In the darkness of my night, in the brightness of my day…

A un certo punto, ho smesso di fare buoni propositi per l’anno nuovo.
È successo che li disattendevo e la cosa mi faceva sentire in colpa.
L’anno scorso, in realtà, me ne ero dato due. Di questi due, uno (cambiare lavoro) è andato in porto, mentre l’altro no, ma ho ricominciato a lavorarci e sono positivo.

È stato un anno strano, il 2019.
È stato un anno di alti altissimi e bassi molto bassi. Quello che, forse, si definisce un anno di transizione, dove sono cambiate cose importanti e dove è stato piantato il seme (è proprio il caso di dirlo) per nuovi cambiamenti, l’anno che viene.

Sono seduto sugli sgabelli della cucina, con la gatta che richiede attenzioni e, quando le ha, smette di volerne, per poi chiederne ancora, appena mi distraggo. Mirò ci ha lasciato a Maggio e la sua rossa e grossa assenza si sente ancora moltissimo. Maggie, di conseguenza, è diventata molto più affettuosa e posso tranquillamente affermare che, ora, oltre che essere quello che le porta il cibo, sono anche il suo affidabile sedile sul quale accoccolarsi, non appena mette il culo sul divano o su una sedia.

È stato l’anno in cui ho visto Bob Dylan dal vivo. In cui ho avuto modo di ospitare amici nella città dove ora sto e di fargli vedere cose belle e cercare di fargli capire perché, tra le altre cose, ho accettato di trasferirmici.
È stato anche l’anno in cui la mancanza degli amici lontani si è sentita così forte, da attorcigliare lo stomaco. L’anno in cui vorresti un abbraccio dai tuoi genitori e non puoi averlo, perché stanno oltre il mare, in un altro paese, e sono vecchi e spesso ti ritrovi a temere di stare perdendo un sacco di tempo che nessuno vi restituirà mai.

È stato l’anno dove i camerieri dei posti dove vado di solito hanno cominciato a farmi le feste, quando mi vedono, a sorridermi, a prepararmi da bere senza che ordini, a volte offrendomelo.

Ci sono stati tatuaggi, quest’anno, e problemi di salute. Ci sono stati nuovi piatti e vecchi vestiti da buttare. Ci sono state un sacco di cose che, quando mi sono capitate davanti agli occhi, mi hanno fatto sentire spaventato o entusiasta.

Ci sono stati momenti in cui persino io mi sono lasciato andare e ho sorriso.

Non farò previsioni, né buoni propositi, per l’anno prossimo. So già cosa mi aspetta e so che sarà una corsa a ostacoli e che, al traguardo, ci troverò un’altra prova di forza, resistenza, pazienza e fiducia.

Non so cosa vi aspetta, oltre il 31 Dicembre. Qualsiasi cosa sia, vi auguro che vi lasci, in bocca, il sapore della soddisfazione e, negli occhi, la luce della voglia di farlo ancora e ancora e ancora.

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