A few words (not so few, actually) in defense of my Mandalorian

È iniziata la seconda stagione (o continuata la prima, se ci basiamo sulla numerazione ufficiale) di The Mandalorian, amato progetto Disney sulle vicende di un cacciatore di taglie che ritrova una creatura adorabile e decide di salvarla, anziché consegnarla e a quel punto del cacciatore di taglie non frega più niente a nessuno perché stiamo tutti rincretiniti per quel piccolo bastardo.

La serie ha avuto un ottimo successo, piace ai grandi e ai piccini, ai giovani e ai vecchi, ma ha anche la sua fetta di detrattori che, freddi e poco colpiti, usano le ferali parole: fan service.

Mentre guardavo il primo episodio della sec…il nono episodio della prim…mentre guardavo la nuova puntata e riflettevo su cosa mi piacesse così tanto (oltre alla presenza di Timothy Olyphant come special guest, Timothy Olyphant rende bello quasi qualsiasi cosa) (no, il film di Hitman non era una di quelle) ho realizzato quanto segue.

Guerre Stellari esce nel 1977. Ci beiamo della sua bellezza fino al 1983 (OK, non tutti, ci siamo capiti). Vediamo la nascita e l’espansione di un certo universo di cui ci innamoriamo, per atmosfera e toni, e al quale ci appassioniamo (pur con qualche crepa intorno a Il ritorno dello Jedi).

Poi non abbiamo più niente per più di dieci anni. “Ma Fabrizio” – direte, voi piccoli lettori, “ci sono stati un sacco di prodotti di Guerre Stellari, con la rinascita degli anni ’90!”.
Ed è vero, ma è anche vero che, se vogliamo parlare di qualità, ecco, come dire…La produzione dell’Expanded Universe è stata spesso imbarazzante e dozzinale, poche cose si sono salvate. I prodotti legati a quei personaggi specifici erano spesso un mero ripetersi di luoghi comuni e battute già visti nei film, mentre le cose inventate ex-novo erano spesse noiose (prima o poi, ammetteremo che tutta la linea di Tales of the Jedi era confusa e scritta avendo in mente una storia epica e avendo lo spazio per una avventura di Topolino).

Dodici anni dopo esce la trilogia prequel e, per quanto lo spirito di Lucas sia lì, più o meno, l’ambientazione e ciò che comporta sono totalmente diverse. Si passa dalla polverosa fantascienza arrugginita a un mondo moderno e altamente tecnologico.
Senza stare a discutere se i prodotti siano buoni o meno, l’atmosfera che si respira è totalmente diversa, tra un Senato che si muove su scranni volanti e i club con la gente che ti vende la droga all’ingresso.

Passano altri anni, altri prodotti, *molti* prodotti, vengono prodotti e tutto diventa un unico ammasso sfocato di storie ambientante prima, durante, dopo la Vecchia Trilogia o prima, durante, dopo la Nuova Trilogia. Si produce tanta, tantissima, infinita merda e qualche gemma preziosa, ma ormai Guerre Stellari è come il McDonald’s: i panini hanno un po’ tutti gli stessi sapori rassicuranti.

Poi sono arrivati gli ultimi tre film e, di nuovo, c’è un cambio di impostazione, un mischione di vecchio e nuovo, con risultati su cui mi sono già soffermato.

The Mandalorian riprende quella che era l’atmosfera della Vecchia Trilogia, quegli ambienti, quel respiro e li mette al servizio di una storia piccola. Niente super piani, niente armi distruttrici di mondi, niente (per ora) Jedi e Sith che combattono saltando in giro, niente Imperi e Repubbliche.
Da un certo punto di vista, The Mandalorian, non solo è scritto bene, è persino riposante.
“Ma Fabrizio” – direte, voi piccoli lettori, “perché non dovrebbe essere fan service?”. Sia chiaro: non ho mai detto che non ci sia una buona fetta di fan service, in The Mandalorian. Ma voglio anche chiarire una cosa: il fan service non è per forza una brutta cosa, se gestito bene. Esempio in altro campo: la trilogia de Lo Hobbit fa schifo, ma le prime scene, con Elijah Wood e Ian Holm che riprendono i personaggi di Frodo e Bilbo, sono fan service emozionante e ben fatto. Durano poco, non ritornano, servono da raccordo.

Il prodotto di Filoni e Favreau è scritto con una storia in mente, una linea da seguire e si diverte a inserirci riferimenti a cose che abbiamo letto e visto in passato. Se sei un hardcore fan di Guerre Stellari, ci troverai tanti piccoli riferimenti. Se sei uno a cui è piaciuto, ci capirai molto meno, ma ti divertirai comunque.
Ma, soprattutto, abbiamo amato la Vecchia Trilogia di Guerre Stellari per una certa atmosfera e abbiamo desiderato avere la possibilità di respirarla ancora, ma ciò non è stato possibile per tutta una serie di ragioni. Quello che è venuto dopo o non è stato all’altezza o è stato diverso (altre ambientazioni, altre atmosfere).
Ora questo sta accadendo e sta venendo sviluppato con una certa qualità e attenzione. Ora, non vi dirò che sia un prodotto perfetto e la delusione vibrante per Episodio 1 è ancora così forte che neanche vi dirò che sarà sicuramente bellissimo per sempre.
Ma è un prodotto, tutto sommato, nonostante sia Disney, fatto con onestà (merito di Filoni, che è un fan, prima di tutto) e con il cuore. Una di quelle rare occasioni in cui qualità non è antitesi di impero multimediale.

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