But yesterdays in hindsight are meant to be for it’s tomorrow and the days we’ve yet to meet…

Il solito post di 12 canzoni che mi hanno tenuto compagnia in un anno un po’ così, un po’ complicato per le ovvie e note ragioni più alcune tutte personali e particolari che hanno a che fare con il crescere, la vita, la morte e quelle cose lì.

È stato pure l’anno in cui, dice Spotify, ho sentito tipo solo l’ultimo album di The White Buffalo e tutto Hamilton. Cosa che credo sia possibile, ma che mi pare un po’ limitativo, per quanto mi renda conto che mai quanto quest’anno, mi sia cristallizzato sempre sulle stesse cose, forse perché avevo bisogno di sicurezza e di rifugiarmi in qualcosa che conoscevo e amavo.

Per il resto davvero pochissime cose nuove e vabbè, prometto che cercherò di fare di meglio l’anno che viene (disse, mentre ascoltava Here we stand dei Fratellis che avrà ascoltato tipo seimila volte).

  1. No history – The White Buffalo
    Quando è uscito il nuovo album di The White Buffalo, Vinz mi ha mandato un messaggio dove si diceva deluso. Io, che avevo cordialmente odiato il precedente (Darkest Darks, Lightest Lights) ero preoccupatissimo e, invece, On the widow’s walk è godibile, nello stile di Jake e molto piacevole. No History parla del tempo che passa e, soprattutto, di andare avanti. Qualcosa che non sono molto bravo a fare, ma che dovrò imparare e, temo, nel più doloroso dei modi.
  2. Who lives, who dies, who tells your story – Hamilton
    Io di Hamilton mi sono innamorato un paio di anni fa, ascoltandolo molto. Poi mi era passata e allora il mondo ha messo in campo una pandemia, Disney+ lo ha messo nel suo catalogo e quella lì si è innamorata a sua volta e quindi lo abbiamo visto e ascoltato miliardi di volte. Spotify dice che questo è il pezzo che è passato più spesso e diciamo così, ma so che quello che, probabilmente, è più cantato è “Dear Theodosia“, che qui in casa è diventata una ninna nanna cantata ogni giorno, più volte al giorno.
  3. The days we’ve yet to meet – Flogging Molly
    Quando i Flogging Molly si mettono a fare canzoni di questo tipo, io, di solito, ci finisco sotto come un treno. Questa è stata scritta e cantata dal fratello del cantante, che entra solo nel ritornello, non so se per incapacità del fratello di arrivare a certe note o per ricordare che, comunque, il cantante è lui.
  4. The last shanty – Derina Harvey Band
    Avete presente quando c’è una canzone stupida che iniziate ad ascoltare e non mollate più, Dio solo sa perché? Ecco. Quest’anno, la mia è questa.
  5. Ipocondria (feat. Rancore) – Giancane
    Merito di Zerocalcare, che l’ha usata in apertura dei suoi video durante la pandemia. È uno di quei pezzi che ascolti per caso e poi adori e ascolti un sacco, nonostante il pezzo in cui ci infila Gundam mi dia fastidio ogni.singola.volta.
  6. Last stop: this town – EELS
    Eh. Questa specie di pezzone pop che serve a trascinarti dentro Electro-shock blues per poi lasciarti spiazzato, ma anche innamorato perso di quell’album.
  7. Not dark yet – Bob Dylan
    Ha fatto un nuovo album, Bob Dylan, e ha anche venduto il suo intero catalogo di canzoni per, pare 300-400 milioni. Ma io ho ascoltato molto questa nenia che ti porta verso il tramonto, verso il buio, verso la fine del giorno.
  8. Where have all the flowers gone – Marlene Dietrich
    OK. Non ho una spiegazione, per questa.
  9. Dead flowers – Townes Van Zandt
    Questa cover dei Rolling Stones sembra cantata da un uomo ubriaco e fattissimo e, incredibilmente, nel suo sovvertire lo stile rock originale, cambiandone significato (da una specie di derisione paternale a una preghiera) riesce a essere altrettanto bella.
  10. The call – Regina Spektor
    Io non ascolto Regina Spektor per mesi. Poi, ci sono giorni in cui esco di casa, metto le cuffie e penso, giuro, “ho bisogno di Regina Spektor” e la metto su. Ed è come andare mano nella mano per la città e ricordarsi un sacco di cose, non ultimo chi sono.
  11. Losing you – Randy Newman
    A Maggio è morto mio padre. “When you’re young and there’s time to forget the past you don’t think that you will but you do. But I know that I don’t have time enough and I’ll never get over losing you…“.
  12. I want love – Elton John
    Particolarmente per il video con un Robert Downy Jr. fresco di rehab che passeggia per la minuscola e modesta casa di Elton John.
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Una risposta a But yesterdays in hindsight are meant to be for it’s tomorrow and the days we’ve yet to meet…

  1. virus ha detto:

    ok, in effetti su quella cosa di white buffalo, forse è stata un tantinello prematura. 1 ascolto mi pareva sufficiente per esprimere un parere ragionato.

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