Un anno fa /2

Un anno fa, dopo più di 30 ore, le cose non andavano benissimo. Eravamo ancora in ospedale, c’erano ancora contrazioni, ma mancava quella cosa chiamata “dilatazione” che ti porta, come Ross in Friends, a dichiarare che persino tu sei dilatato, come può lei no?
Poi è arrivata quell’altra fase, quella della epidurale che, di norma, significa che siamo arrivati in fondo e tra poco è tutto finito.
Poi è arrivata quella fase lì, quella che non ci aspettavamo, fatta di sangue e di spavento e di trasferimento in sala operatoria d’emergenza e, soprattutto, del dottore che ferma la barella e ti dice “dalle un bacio adesso” e tu, ovviamente, pensi tutto il male possibile di quello che accadrà, da quel momento in avanti.
Poi è arrivata un’altra fase ancora, una dove ti fanno sedere in una sala d’attesa, la stessa che hai visto più di 50 ore prima, con una signora con figlia che parlano rumorosamente e tu che cerchi di sentire i rumori che vengono oltre la porta per capire cosa succede e ti innervosisci perché non dormi da più di 50 ore e la signora e la figlia sono rumorosissime ed effettivamente non è colpa loro, ché nessuno gli ha spiegato la situazione e ha chiesto loro di smetterla di essere rumorosissime, quindi, a un certo punto, con la massima calma e gentilezza chiedi loro di stare zitte un minuto, perché ti è parso di sentire qualcosa e, quando lei ti ha chiesto perché, hai risposto “perché sto cercando di capire se sto per avere una figlia o no”.
Poi, infine, è arrivato quel momento, quello in cui ti hanno chiamato dentro, ti hanno detto che la piccola sta bene, che tutti i test sono positivi, che la madre sta bene e che ora la sveglieranno e tu ti guardi in giro e continui a chiedere “quindi tutto bene?” anche se ti hanno già risposto, ma tu non sai davvero cosa fare o dire e poi il dottore, un po’ perplesso, ti chiede “non la vuoi tenere in braccio?”.
E solo in quel momento fai caso a quel fagotto bianco, da cui esce una testa avvolta da una cuffietta anch’essa bianca, e un faccino scuro e ingrugnito e mormori un “posso?”.
E te la mettono in braccia e pensi che non pesa niente e che non sai cosa fare, ora. Che sei tipo Wyle E. Coyote che acchiappa il Beep Beep e poi mostra il cartello che dice “OK, sapientoni: ora che dovrei farci?”.

Poi ti spostano in una stanza e ti lasciano lì, da solo, finché non arriva un’infermiera con il fagotto e ti dice “Ti mostro come si fa il pelle contro pelle” e tu non le stai a spiegare che lo sai, che hai fatto i corsi anche se c’era la quarantena e che sei conscio che tocca a te perché la madre ha fatto il cesareo, perché lei ti fa togliere la maglietta, apre la copertina del fagotto e te lo mette in braccio, dicendo “ecco, si fa così”.
E rimani lì con questa cosa minuscola e non ti muovi perché, in quel momento, è tutto lì, non c’è altro e dovresti mandare messaggi e foto, ma non puoi.
Poi torna la madre e finalmente le fai incontrare e finalmente vi mandano a dormire ed entrambe crollano addormentate, ma tu non ci riesci perché le cose erano andate veramente male e quindi passi la notte seduto accanto alla culla e la guardi perché hai paura ad addormentarti. E ogni tanto ti appisoli, ma subito ti svegli e controlli se respira.

Un anno dopo ancora ogni tanto controlli se respira, ma molto meno perché gira per tutto il letto e, ogni tanto, russa e invade il tuo spazio e sai che sta bene. È stato un anno che è durato una vita, anche per molte ragioni che non riguardano lei, ragioni che, in parte, tutti abbiamo condiviso. Un anno dopo sono ancora qui che non so bene cosa fare. So cambiare pannolini e cantare le ninne nanne, so preparare la borsa per l’asilo e le cene, ma ancora mi guardo intorno e chiedo “OK, sapientoni: ora che dovrei farci?”.
Ma abbiamo tutta la vita per scoprirlo. Buon compleanno, Lara.

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4 risposte a Un anno fa /2

  1. lapitzi ha detto:

    mi hai fatto piangere, stronzo. ❤

  2. bacchiara ha detto:

    Auguri, piccolina ❤

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