Where we caught a glimpse of all we missed from the stars that filled our eyes…

La solita lista di fine anno delle canzoni che, secondo Spotify, ho più ascoltato quest’anno (tolto Hamilton). C’è da precisare che, in verità, la canzone che ho ascoltato di più in assoluto sarebbe “Uptown funk” di Mark Ronson feat. Bruno Mars, seguito da “The lazy song” di Bruno Mars. Entrambe canzoni che mia figlia trova irresistibili e che vuole ascoltare ogni giorno migliaia di volte perché sì, perché i bambini piccoli sono così (la new entry sarebbe “Mille” di Fedez e Achille Lauro, che le è stata fatta conoscere da parenti che ora sono nella mia lista dell’odio).
Tolte queste e un paio di classici (“Don’t think twice, it’s alright” di Bob Dylan e “Summer in the city” di Regina Spektor”) quelle che seguono sono le canzoni che mi hanno tenuto compagnia quest’anno, quando non ascoltavo podcast. Non sono in un ordine preciso, se c’è qualcosa che ascolterete e amerete, fatemelo sapere, mi farà piacere.

  1. Moral of the Story – Ashe
    Siccome insegno a dei giovani, per la maggior parte, ogni tanto mi piace parlare con loro delle cose che leggono (pochissime), vedono (soprattutto Riverdale, Elite e le hit del momento tipo Squid games) e ascoltano. Una mia giovane studentessa, davanti alla richiesta di indicarmi una canzone che le piace (unico limite: niente reggaeton), mi ha fatto conoscere questa canzone che parla di storie andate male e di come la gente intorno a noi, a volte, non capisca dove peschiamo le persone di cui ci innamoriamo. “Alcune persone si innamorano delle persone sbagliate, a volte…”
  2. L’estate paziente – Bandabardò
    È morto Erriquez, quest’anno, e io mi sono rimesso ad ascoltarli, innamorandomi di questa canzone sull’estate che mi riporta indietro di anni, nelle mie estati in paesini minuscoli, dove la noia si mischiava ai primi amori, alle amicizie, al senso di libertà che ti davano le vacanze estive.
  3. The call – Regina Spektor
    “Tornerai, quando sarà finita; non c’è bisogno di dire ‘addio’…”.
  4. The Wanderlust (acoustic) – Flogging Molly
    Non è uno dei miei pezzi preferiti, nella sua versione originale, ma questa versione acustica gli dona un aspetto un po’ sdrucito e da serata fuori dal bar, a salutare gli amici un’ultima volta.
  5. Dream a little dream of me – The Mamas & The Papas
    Questa è, per me, una di quelle canzoni perfette che non hanno bisogno di niente. È perfetta nella musica, nel testo, nella maniera in cui la canta Mama Cas. E quando dice “Ma nei tuoi sogni, qualsiasi siano, sogna un poco anche me” mi sciolgo sempre.
  6. Handle with care – Traveling Wilburys
    Conosco un aneddoto meraviglioso sui Traveling Wilburys: era un super gruppo che aveva, tra gli altri, Bob Dylan, George Harrison e Tom Petty. Un giorno questi tre stavano provando e, a un certo punto, Harrison si è allontanano e Dylan si è sposto verso Petty e, serissimo, gli ha detto “sai, lui suonava nei The Beatles”.
  7. The Drifter – The White Buffalo
    The White Buffalo ha una voce che è capace di prendermi e di avvolgermi, facendomi allontanare da qualsiasi cosa stia facendo o pensando e tenendomi con sé, mentre racconta le sue storie tristissime e bellissime.
  8. Song for Orphans – Bruce Springsteen
    Springsteen è uscito con un nuovo album e questa canzone squisitamente Dylaniana è, ovviamente, la mia preferita del mazzo.
  9. Wash away (reprise) – Joe Purdy
    La prima volta che ho ascoltato questa canzone, è stato in Lost. In un episodio, Hurley la ascoltava con il suo walkman, prima che finissero le batterie. L’album di Joe Purdy non è imperdibile, ma può essere rilassante, sebbene a volte eccessivamente smielato. Ma questo pezzo che parla di redenzione e di superare i propri peccati è magnifico.
  10. Long as I can see the light – Creedence Clearwater Revival
    Uno dei loro pezzi più belli, da ascoltare bevendo l’ultimo bicchiere della serata, preferibilmente vicino a qualcuno a cui vuoi bene.
  11. Knock yourself out – Jon Brion
    Ho scoperto questa canzone nel trailer di un film che non è mai uscito, ma che, dal trailer, mi aveva fatto innamorare (e che contiene una frase bellissima: “Vedere il tuo futuro è facile, arrivarci è la sfida”). Anni dopo verrà utilizzata nella colonna sonora di un film che, invece, purtroppo, è uscito ed è brutto. La canzone è uno di quei brani che ti si appiccicano addosso tipo le caramelle gommose al palato e passi il tempo ad ascoltarle ancora e ancora e ancora.
  12. Fou de love – Angelo Branduardi
    A me Branduardi piace. Il primo, soprattutto. Il medio, abbastanza. L’ultimo, assolutamente no. Questo è un pezzo della fase media (anni ’90, quando aveva avuto una nuova botta di successo, durante la sua collaborazione con, Signore uccidimi, Giorgio Faletti) ed è in esperanto. Mi rendo conto che una canzone in esperanto sia una cosa che attira ancora meno di una visita dal dentista, ma dovete capire che io, quando ascolto questo pezzo, sono di nuovo uno studente universitario che gira per Pisa in bici, innamorato di una ragazza che non lo contraccambia, e disperatamente impegnato a capire che futuro lo attende.
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