Venerdì, ore 17:54

Cose di cui ho bisogno assoluto, in questo momento:

  1. Un panino con mortadella appena tagliata
  2. Uno spritz
  3. Una sigaretta
  4. Una copia in vinile di (Pronounced ‘Leh-‘nérd ‘Skin-‘nérd)
  5. Un pomDUE CHIACCHIERE IN RELAX
  6. Un film veramente bello da vedere (o, alternativamente, recuperare uno di quelli che ho perso e che ci tenevo davvero a vedere)
  7. Pizza o lasagne o cinese
  8. Otto ore di sonno come dio comanda
  9. Rientrare a casa e scoprire che il gatto non ha vomitato
  10. Scrivere

Buon fine settimana, cari.

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People are crazy and times are strange, I’m locked in tight, I’m out of range. I used to care, but things have changed…

C’è un momento in cui capisci cos’è che non sta funzionando.
È quando realizzi che la tua routine quotidiana, quel faticoso castello che hai costruito con pazienza e lavoro, nel corso del tempo, è ormai andata all’aria.
Lavoro, spesa, cucinare, seguire la dieta, andare ad allenarsi.
C’è stato un momento in cui è finito tutto sotto sopra. Prima per un paio di giorni, poi per una settimana, poi ti fermi a ragionare e ti accorgi che non segui niente da troppo tempo.

È il momento in cui stai seduto e cerchi di capire cosa ti ha fermato.
E ti rispondi che c’è il gatto che sta male, che hai un trasloco da fare, una attività collaterale oltre al tuo lavoro ufficiale, la salute traballante delle persone a cui vuoi bene, la situazione lavorativa che è degenerata e che, tutto questo, più o meno, ti ha portato al punto di non mettere più un piede davanti all’altro, ma di barcollare in giro.

Certo, ogni tanto ci riprovi. Ogni tanto cucini un piatto e dici che, da domani, sarai di nuovo in piedi.
Ma il domani a cui pensi è semper il giorno dopo, come direbbe Annie.

E poi realizzi pienamente la cosa una sera, seduto su una sedia, mentre guardi il gatto che, un po’ sofferente, sembra dirti “di che ti lamenti, tu?” e tu che pensi che ti lamenti del fatto che non sai come andrà a finire, con lui, o anche come andranno a finire un sacco di cose diverse e che non sai mica come si fa, ora.

Poi decidi che devi riprendere le fila di ogni cosa. Chissà se ci riuscirai.
Carezzi il gatto, sospiri.
Lo scopriremo domani.

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Barely gettin’ by, it’s all takin’ and no givin’

Il giorno in cui il lavoro passa lieve e perfetto.
Dove le mail arrivano e si susseguono con ritmi impeccabili, come un balletto nel quale a ogni passo corrisponde una mail inviata e una che arriva, poco dopo, mentre volteggi in altra posizione.

Dove i clienti sono divertenti e divertiti e non fastidiosi e pesanti.

Dove i colleghi non sono i colleghi di sempre.

Dove le ore passano veloci, liquide, scivolano via e, quando guardi l’orologio, ti trovi a pensare “oh di giá?”.

Ma non è questo il giorno.

(aiuto)

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Sono cose.

La migliore risposta alla domanda “come va?”, in questo periodo, è “circa”.

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And I make my bed with the stars above my head and dream of a place called home…

Brevissimo, ma esaustivo elenco di cose trovate nel mio B&B, dopo la partenze dei clienti:

  1. Una lettera a tale Maria, scritta sotto effetto di un infarto, credo;
  2. Mutande;
  3. Calzini spaiati;
  4. Bottiglie di alcol quasi vuote;
  5. Erbe naturali a scopo ricreazioniale che ho già provveduto a buttare perché queste cose non si fanno, non si preoccupi signor agente, tutto a posto;
  6. Lubrificante per massaggi che cominciano con la schiena e, potenzialmente, si concludono in altri luoghi.
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And scene.

Cinque frasi che ho ereditato da film che ho visto e che uso (quasi) comunemente nelle conversazioni di tutti i giorni:

Non sono gli anni, amore, sono i kilometri (Indiana Jones e i predatori dell’Arca perduta)
Di solito è quando devo giustificare che sono stanco come manco un bambino di tre anni dopo la pappa. E, normalmente, uso “tesoro”, invece di “amore”.

Trovo insopportabile la tua mancanza di fede (Guerre Stellari – Episodio IV: Una nuova speranza)
Mi pare si spieghi abbastanza bene da solo.

Sempre stato un po’ coglione. (Notting Hill)
Quando dico qualcosa che, mi rendo conto subito dopo, è stupida o quando racconto di avere fatto qualcosa che potevo risparmiarmi.

Non rompiamo, si inchini alla scienza (Ghostbusters)
Se devo interrompere un discorso, cercando di tagliare corto nel modo più gentile possibile.

Paga il brav’uomo. (Clerks)
Se ci sono dei soldi che devono essere passati e, chi di dovere, si attarda.

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Paranoia strikes deep, into your life it will creep…

Ieri è stata una giornata strana.

Una giornata complessa, che, forse, avrei definito sfaccettata o multiforme o, banalmente, un casino.

Ho parlato con persone, ho pensato a cose da fare o da non fare, ho corso a destra e a manca, mentre infilavo dita nelle crepe che si formavano nella diga.

Ho portato avanti la vita di tutti i giorni (la spesa, la gestione dell’appartamento che ho messo su AirBnB, i rapporti con amici e parenti), mentre, nello stesso momento, stavo vivendo in una realtà parallela, dove decidevo di fare mosse azzardate, dove prendevo un appuntamento per un tatuaggio, dove ascoltavo musica nuova, dove cercavo – ancora? Sì, ancora – di convincermi che le cose potevano andare come pianificavo io e non come mi sono trovato ad accettare per una serie di eventi, di bivi, di scelte.

È stata la giornata del chiedermi “ma chi sono?” e non trovare – ancor? Sì, ancora – una risposta convincente. La giornata del sapermi spiegare chi non voglio essere, ma del non saper trovare come fare a non esserlo.

Forse lo troverò.
O forse, come diceva il tale, “mi sono odiato, mi sono amato e poi siamo invecchiati insieme”.

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