And somewhere on the hill, inside the past we hear the bells…

Fine Ottobre è sempre stato un periodo particolare, per me. Per molti anni (più di quanto mi piaccia pensare) per me è stato il periodo della fiera di Lucca.
Come succede spesso, quando le cose finicono, ti accorgi che c’era molto di più, sotto la superficie.
Quindi, ora che non vado piú alla fiera di Lucca da qualche anno, ho pian piano realizzato che non è mai stata la fiera in sé.
È stato cose differenti, in momenti differenti della mia vita, quando io stesso lo ero, differente.

È stato il coronamento del sogno del nerd frustrato che si trovava, dopo anni e anni in una cittadina priva di ciò che ti piaceva, in mezzo al paese delle meraviglie.
È stato il luogo dove, per la prima volta, hanno preso forma progetti e idee che sono state coccolate, sviluppate, che sono nate, cresciute e si sono spente, andando a formare la spina dorsale di molto di ciò che sono ora.
È stato, ovviamente e soprattutto, il luogo delle amicizie. Quelle nate in loco e quelle cementate lungo gli anni, quando ci si trovava sotto i tendoni, sotto la pioggia, tra la folla, nel vuoto post chiusura, a mangiare noodles precotti, a provare videogames, a rubare i cartelli degli stand, a fare combattimenti con le spade in gommapiuma, a maledire i cosplayer impalati in mezzo alla strada, a farsi fotografare, bloccando il passaggio.
È stato la fonte di aneddoti e di ricordi bellissimi, al netto della pioggia, della stanchezza, dei momenti difficili, delle volte in cui avresti strangolato chiunque.
È stato, a suo modo, che è un modo chiassoso, complicato, contradittorio e, a volte, stupido, casa.
E, di solito, quando se lontano, casa ti manca.

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And he can see no reason, ‘cause there are no reasons. What reason do you need to be sure?

La sveglia che suona e tu ti trascini (ancora. Un’altra volta. Ancora. Ancora) giù dal letto fino alla cucina.
Prepari il caffè. Carezzi i gatti. Pensi al da farsi.
Poi cominci a canticchiare “Sei un mito” degli 883.
Sei. un. mito. degli. 883.

E niente. Dopo di questo non c’è più niente da dire, mi pare.

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You got to hold on. Take my hand, I’m standing right here. You gotta hold on…

Ci sono giornate difficili e piene.
Ci sono giornate difficili e piene che cominciano male.
Quelle giornate che ti lasciano il tempo del caffè e della torta per colazione, per sentirti a posto con il mondo.

(quando hai cominciato a cucinare torte? Quando hai cominciato a cucinare perché ti senti inquieto e agitato? Lo fa tuo padre. Lo fai tu. Quando hai cominciato?)

Sei a casa dal lavoro, ma il lavoro ti raggiunge a casa.
Nel frattempo ti raggiungono notizie preoccupanti e guardi con affanno l’orologio, perché hai un appuntamento importante, hai carte da firmare, un appartamento da comprare.

(quando hai deciso di fare questa cosa? Eri sobrio? Eri lucido? Sapevi cosa stavi facendo o era un tentativo di fuga?)

Fuori c’è il sole e fa freddo, ché l’autunno aspetta, ma poi arriva anche a Valencia. I gatti sentono la tua tensione, ti si spalmano addosso, dandoti colpetti con la testa per ricevere coccole o, forse, per incoraggiarti. “Devi tenere duro”.

Hai voglia di andare al mercato, di passeggiare tra le bancarelle, di comprare cose per provare a cucinare.
Hai voglia di metterti a camminare, perché camminare non ti fa pensare alle cose. Perché se non pensi, forse ti rilassi. O forse, come cantavano quelli, se ti rilassi, collassi.

Ascolti Tom Waits. Aspetti. Fuori c’è il sole e fa freddo.
Sarà un lungo lunedì.

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Maybe when our story’s over, we’ll go where it’s always spring…

Siedi e fumi e guardi fuori.
Pensi alla signora Afra che ha venduto il bar e pensi agli amici che ti aspettano. Hai voglia di allungare le gambe e di sgranchirle e di andare da qualche parte, ma non sai dove.
Altrove.
Verso qualcosa di meglio?
Solo altrove.
I gatti ti girano intorno e vogliono le coccole e poi solo fare due passi anche loro, forse verso qualcosa di migliore, forse solo altrove.
Senti la voce di Ian Holm che dice che si sente stanco e tirato, come un panetto di burro spalmato su una fetta di pane troppo grande e capisci pienamente cosa vuole dire.
Hai documenti da firmare e tasse da pagare. Hai persone che devi contattare e risposte da dare.
Vorresti solo guardarti intorno e dirti “va tutto bene. Andrà tutto bene”, invece di continuare a guardare altro (verso qualcosa di meglio? Solo altrove) per non incrociare il tuo riflesso che ti dice che no, non lo sa se andrà tutto bene e che puoi solo continuare ad andare e a cercare di fare il possibile perché ci vada, bene.
Spegni la sigaretta e guardi la cenere e pensi agli amici e alla famiglia e a coloro che non ci sono più. Persi nel tempo, persi nei litigi, persi perché la vita li ha portati altrove.
Ti chiedi se anche tu sei uno che la vita ha portato da un’altra parte e ti rispondi di sì.
Ti mancano cose e persone.
Sei contento di avere altre cose e persone.
Ma avresti solo voglia di allungare le gambe e di sgranchirle e di andare da qualche parte, ma non sai dove.

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When I get older losing my hair many years from now…

Cos’è l’invecchiare? Il maturare? Il diventare più consapevoli? Più centrati?
Non lo so.
So solo che la gif animata che descrive tipo il 90% delle mie reazione, a questo punto, è la seguente.

 

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Just keep swimming

È quando il tuo cervello ti sveglia alle sei, regalandoti pensieri sul tuo lavoro, sui gruppi in arrivo oggi, mutandoli in sogni dove sei in ufficio e organizzi transfer e orari e, a un certo punto, capisci che non è veramente un sogno, che veramente stai ripassando mentalmente quello che ti aspetta.
È allora che ti svegli e sono le sei e tutti dormono e tu rimani lì a fissare il vuoto e a chiederti qual è la linea che separa l’essere uno che ci tiene a fare bene un lavoro che odia dall’essere uno che dovrebbe andare a farsi vedere da uno bravo.

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Il mondo spiegato semplice

[Cliente che sto portando in giro per la città e che mi mostra menù raccattati dai tavolini dei bar, per spiegarmi come dovrebbe essere quello che gli propongo]

Io: “Ascolta, questo è un servizio che non ha a che vedere con i gruppi. Con i gruppi, i ristoranti, fanno tutt’altri ragionamenti, tutt’altri menù, basandosi su cose che con gli individuali non hanno a che vedere. Fotografare il cartello di una taperia, per strada, non ha niente a che fare con quello che cerchi. Sei un medico, no? È come se io venissi da te per un consulto e, mentre mi parli e spieghi, prendessi il cellulare, aprissi Google e dicessi ‘vedi, su Wikipedia dicono così’. Cioè, tu che faresti?”
Cliente: “Ah. [pausa] Però, guarda questo menù, non dovremmo fare così?”
Io: “…no.”

[Sipario]

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