Potrai sempre dire che non era più il tempo o che forse era un mondo sbagliato…

Sono tornato alla scrivania.
Ho progetti di cose da fare. Di persone con cui parlare. Di lavori da portare avanti.
Ho speranze di cambiamenti che potrebbero accadere.
Ho tanta stanchezza arretrata. L’idea che mi manchi sempre quel metro lì, quello finale, anche se non so per finire cosa.
Ho i fantasmi del passato che hanno preso residenza sulla mia spalla. Si presentano sotto forma di ricordi, di musica, di film, di flash di qualcosa che è stato e che non sarà mai più, sia nel bene che nel male.

E ho questo senso di incombente disastro dietro l’angolo e come se, davanti a me, ci fosse uno di quei grandi cattivi dei film che ho visto (potrebbe essere Hans Gruber o Thanos o anche solo il Colonnello Nathan Jessep) che mi guarda, fa un sorriso storto e dice “lascia perdere”.

Metto su la musica. Torno a lavorare.

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Test

E se oggi stessimo zitti?

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2019 finora /3

Stan & Ollie racconta del tour inglese di Laure & Hardy, quando ormai la loro popolarità era scemata e faticavano a trovare produttori per i loro film. Alternato al presente, alcuni flashback sul loro passato (particolarmente sul periodo in cui Laurel lasciò Hal Roach, il produttore per cui lavoravano, a causa di dissidi finanziari), che mostra le crepe che si ripercuotono sulla loro relazione.
Coogan (Stan) e Reilly (Hardy), ce la mettono tutta e sono molto bravi. Il film vive di alcuni momenti estremamente dolci e mette in scena la loro amicizia che fu profonda e radicata ben fuori dalla scena. Però la pellicola non riesce a centrare appieno il bersaglio e si rivela, tutto sommato, innocua e poco trascinante (a parte, appunto, alcuni momenti).

Siccome, a volte, mi capita di fissarmi in maniera maniacale di appassionarmi alle cose, qualche mese fa ho letto “He”di John Connolly. Si tratta di una biografia romanzata della vita di Stan Laurel e della sua carriera con Hardy (sempre raccontata dalla punto di vista di Stanlio). Scritta in maniera curiosa, con frasi secchissime e molto brevi, senza che il nome di Laure sia mai citato (è lui il “He” del titolo e, spesso, le frasi cominciano così “He is not happy. He thinks something lacks), superato il primo momento di straniamento, il libro ti prende e ti tiene incollato, portandoti a divorarlo pagina dopo pagina. Inoltre, “He” è anche l’eccellente racconto della Hollywood di quegli anni, con tanti nomi che ritornano, dove si raccontano fatti, storie e tragedie del periodo d’oro. Connolly è chiaramente innamorato di Laurel & Hardy, ma racconta le cose con onestà, non sorvola sul carattere donnaiolo di Hardy, sulla ossessione verso Chaplin di Laurel, sui multipli matrimoni di entrambi, sui vizi del gioco, dell’alcol, sui colpi di testa e così via. Uno dei migliori testi sulla coppia che abbia mai letto e consigliatissimo.

Che possiamo dire del teaser di Episodio IX?
In breve: registicamente e visivamente molto bello (ma Abrams sa dove si piazza una cinepresa). Sulla storia non si può dire molto, perché, ovviamente, non se ne sa nulla. Alcune perplessità me le sollevano il richiamo al teaser di Episodio I, i resti della Morte Nera, il titolo e, ovviamente, la risata di Palpatine. È come se, dopo quel Episodio VIII in cui urlavano a pieni polmoni “basta con il vecchio Guerre Stellari! Largo al nuovo!” e dopo il mezzo flop di “Solo”, ci tenessero moltissimo a tranquillizzarci sul fatto che è ancora Guerre Stellari, uè non facciamo scherzi, venite in sala, mica come con i nuovi Star Trek, eh?
Attendo il vero trailer, per dire di più, ma al momento – se non convinto – sono quanto meno positivamente interessato.

Electro-shock blues è un album di 21 anni fa. Ventuno anni. Quando è uscito io ancora studiavo all’università e il mondo mi sembrava la mia ostrica.
Sentii solo un paio di canzoni (al periodo mi piacevano altre cose). Lo riscoprii 6 anni fa e l’ho consumato, da allora. Poi è passato un po’ nel dimenticatoio.
La settimana scorsa ho voluto riascoltare “P.S. you rock my world” e ci sono di nuovo dentro con tutte le scarpe. L’ultima cosa di cui avevo bisogno. Il che significa che era la cosa migliore che mi potesse capitare.

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Life is funny, but not ha ha funny…

Rimettermi ad ascoltare Electro-shock blues degli Eels era l’ultima cosa di cui avevo bisogno, in questo momento.
Questo significa che era la cosa migliore che mi potesse capitare, in questo momento.

Non sono un grande appassionato degli Eels, ma ci trovo molte cose di me, in questo album, nelle sue parole, nelle sue storie.

È anche uno di quegli album capaci di riportarmi indietro nel tempo, in un altro luogo, con un altro me.

Non migliore, né peggiore. Diverso in quel modo diverso in cui, quando ci guardi da lontano, ti chiedi “era così?” e, a volte, un po’ ti manca.

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Tuesday, Wednesday stay in bed…

Una delle cose fastidiose del martedì, per esempio, è che è ancora martedì.

(e che devo ancora dare le medicine al gatto. E mandare milioni di mail. E non preoccuparmi per questo e quell’altro, almeno per mezz’ora. E organizzare gli spostamenti per lavoro della settimana)

(e ricordarmi di respirare, di tanto in tanto)

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I can’t remember how this got started, but I can tell you exactly how it will end…

Impariamo dai nostri errori.

Apprendiamo dalle nostre esperienze.

Quello che siamo oggi è la somma di cosa siamo stati fino a ieri.

Quello che saremo domani sarà il frutto di ciò che abbiamo vissuto oggi.

Allora perché, a ogni maledetto allenamento, mi ritrovo a chiedermi “ma perché cazzo mi faccio questo”?

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I know kung fu…

Si parla molto del ventennale di Matrix, in questi giorni.
Comprensibilmente perché è un film che ha fatto storia (non sempre bella storia, va detto) e che è entrato nell’immaginario collettivo. Come tale, è più che giustificato parlarne ancora.

La cosa che mi è tornata in mente, oggi, è che per me non è tanto il “ti ricordi di quando andasti a vedere Matrix?” (per la cronaca, me lo ricordo: ero al cinema Astra, a Pisa, con i soliti amici. Andammo a vederlo senza saperne niente di niente di niente. Ettore, mentre ancora aspettavamo che si spegnessero le luci, si sporse verso di me e mi chiese “a proposito, cosa stiamo guardando?” e io “boh, non lo so. So che è di fantascienza e che c’è Keanu Reeves”).

[INTERLUDIO] Eravamo davvero giovani e fiduciosi verso il futuro e l’altro. Oggi, al cinema ci può essere un nuovo Guerre Stellari diretto da Spielberg e, quando ti siedi, arriva Gal Gadot e ti infila mezzo metro di lingua in bocca prima di passare ad altre attività ricreative, e comunque non avrei voglia di alzarmi dal divano per andare al cinema. [FINE INTERLUDIO]

Dicevo, non è tanto il “dove eri?”.
Per me, Matrix tornò tremendamente alla ribalta qualche settimana dopo averlo visto, quando uscì un film a cui tenevo molto e che avevo atteso, quello sì, con trepidazione.
Andai al primo spettacolo. Entrai per primo. Fui il primo a sedermi.
Ricordo ancora l’orrore e l’incredulità, durante i titoli di coda, mentre realizzavo che avevo preferito Matrix al nuovo Guerre Stellari – Episodio 1: La minaccia fantasma.

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