Obi Wan

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When did Motley Crue become classic rock?

È il 2022.
C’è una nuova cosa su Obi Wan Kenobi.
Al cinema c’è il sequel di Top Gun.
A Novembre esce quello di Willow.
I Def Leppard hanno fatto uscire un nuovo album.
Forse non è il 2022.

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If I could be that guy instead of me, I’d never let you down…

C’è quella cosa delle fasi del lutto, che sono cinque e corrispondono a diversi sentimenti che non ho mai capito se è vera e, se lo è, quanto sia precisa.

Però ci sono sere come questa, in cui sono un po’ arrabbiato con mio padre, per quella cosa di essere morto e di avermi tolto la possibilità di parlargli…

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Where we caught a glimpse of all we missed from the stars that filled our eyes…

La solita lista di fine anno delle canzoni che, secondo Spotify, ho più ascoltato quest’anno (tolto Hamilton). C’è da precisare che, in verità, la canzone che ho ascoltato di più in assoluto sarebbe “Uptown funk” di Mark Ronson feat. Bruno Mars, seguito da “The lazy song” di Bruno Mars. Entrambe canzoni che mia figlia trova irresistibili e che vuole ascoltare ogni giorno migliaia di volte perché sì, perché i bambini piccoli sono così (la new entry sarebbe “Mille” di Fedez e Achille Lauro, che le è stata fatta conoscere da parenti che ora sono nella mia lista dell’odio).
Tolte queste e un paio di classici (“Don’t think twice, it’s alright” di Bob Dylan e “Summer in the city” di Regina Spektor”) quelle che seguono sono le canzoni che mi hanno tenuto compagnia quest’anno, quando non ascoltavo podcast. Non sono in un ordine preciso, se c’è qualcosa che ascolterete e amerete, fatemelo sapere, mi farà piacere.

  1. Moral of the Story – Ashe
    Siccome insegno a dei giovani, per la maggior parte, ogni tanto mi piace parlare con loro delle cose che leggono (pochissime), vedono (soprattutto Riverdale, Elite e le hit del momento tipo Squid games) e ascoltano. Una mia giovane studentessa, davanti alla richiesta di indicarmi una canzone che le piace (unico limite: niente reggaeton), mi ha fatto conoscere questa canzone che parla di storie andate male e di come la gente intorno a noi, a volte, non capisca dove peschiamo le persone di cui ci innamoriamo. “Alcune persone si innamorano delle persone sbagliate, a volte…”
  2. L’estate paziente – Bandabardò
    È morto Erriquez, quest’anno, e io mi sono rimesso ad ascoltarli, innamorandomi di questa canzone sull’estate che mi riporta indietro di anni, nelle mie estati in paesini minuscoli, dove la noia si mischiava ai primi amori, alle amicizie, al senso di libertà che ti davano le vacanze estive.
  3. The call – Regina Spektor
    “Tornerai, quando sarà finita; non c’è bisogno di dire ‘addio’…”.
  4. The Wanderlust (acoustic) – Flogging Molly
    Non è uno dei miei pezzi preferiti, nella sua versione originale, ma questa versione acustica gli dona un aspetto un po’ sdrucito e da serata fuori dal bar, a salutare gli amici un’ultima volta.
  5. Dream a little dream of me – The Mamas & The Papas
    Questa è, per me, una di quelle canzoni perfette che non hanno bisogno di niente. È perfetta nella musica, nel testo, nella maniera in cui la canta Mama Cas. E quando dice “Ma nei tuoi sogni, qualsiasi siano, sogna un poco anche me” mi sciolgo sempre.
  6. Handle with care – Traveling Wilburys
    Conosco un aneddoto meraviglioso sui Traveling Wilburys: era un super gruppo che aveva, tra gli altri, Bob Dylan, George Harrison e Tom Petty. Un giorno questi tre stavano provando e, a un certo punto, Harrison si è allontanano e Dylan si è sposto verso Petty e, serissimo, gli ha detto “sai, lui suonava nei The Beatles”.
  7. The Drifter – The White Buffalo
    The White Buffalo ha una voce che è capace di prendermi e di avvolgermi, facendomi allontanare da qualsiasi cosa stia facendo o pensando e tenendomi con sé, mentre racconta le sue storie tristissime e bellissime.
  8. Song for Orphans – Bruce Springsteen
    Springsteen è uscito con un nuovo album e questa canzone squisitamente Dylaniana è, ovviamente, la mia preferita del mazzo.
  9. Wash away (reprise) – Joe Purdy
    La prima volta che ho ascoltato questa canzone, è stato in Lost. In un episodio, Hurley la ascoltava con il suo walkman, prima che finissero le batterie. L’album di Joe Purdy non è imperdibile, ma può essere rilassante, sebbene a volte eccessivamente smielato. Ma questo pezzo che parla di redenzione e di superare i propri peccati è magnifico.
  10. Long as I can see the light – Creedence Clearwater Revival
    Uno dei loro pezzi più belli, da ascoltare bevendo l’ultimo bicchiere della serata, preferibilmente vicino a qualcuno a cui vuoi bene.
  11. Knock yourself out – Jon Brion
    Ho scoperto questa canzone nel trailer di un film che non è mai uscito, ma che, dal trailer, mi aveva fatto innamorare (e che contiene una frase bellissima: “Vedere il tuo futuro è facile, arrivarci è la sfida”). Anni dopo verrà utilizzata nella colonna sonora di un film che, invece, purtroppo, è uscito ed è brutto. La canzone è uno di quei brani che ti si appiccicano addosso tipo le caramelle gommose al palato e passi il tempo ad ascoltarle ancora e ancora e ancora.
  12. Fou de love – Angelo Branduardi
    A me Branduardi piace. Il primo, soprattutto. Il medio, abbastanza. L’ultimo, assolutamente no. Questo è un pezzo della fase media (anni ’90, quando aveva avuto una nuova botta di successo, durante la sua collaborazione con, Signore uccidimi, Giorgio Faletti) ed è in esperanto. Mi rendo conto che una canzone in esperanto sia una cosa che attira ancora meno di una visita dal dentista, ma dovete capire che io, quando ascolto questo pezzo, sono di nuovo uno studente universitario che gira per Pisa in bici, innamorato di una ragazza che non lo contraccambia, e disperatamente impegnato a capire che futuro lo attende.
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Dum da dum

La top ten dei pezzi musicali di Natale a mio insindacabile giudizio.

1. Christmas card from a hooker in Minneapolis – Tom Waits

2. Christmas with the yours – Il gruppo misterioso

3. Have yourself a merry little Christmas – Frank Sinatra

4. Fairytale of New York – The Pogues ft. Kirsty MacColl

5. Do they know it’s Christmas? – Band Aid

6. Sleight a ride – The Ronettes

7. Last Christmas – Wham!

8. All I want for Christmas is you – Mariah Carey

9. Santa baby – Eartha Kitt

10. Thank God it’s Christmas – Queen

Fuori concorso la cover di Have yourself a merry little Christmas di Mumucs, che, però, è bellissima.

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And he’s quick with a joke or to light up your smoke…

– Ti siedi sempre sullo stesso sgabello?

– Circa, sì.

– Ma vieni qui da tanto?

– Un po’ di anni, ormai. Tu ancora non c’eri e, quando non ci sarai più, io sarò ancora qui.

– Forse non è una bella cosa, no? Una di cui vantarsi, dico.

– No, mi sa di no.

– …

– …

– Un altro?

– Un altro.

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Every day’s been darkness since you been gone…

Per me, il momento in cui torna l’ora legale, è sempre un momento problematico. Vivo male il buio presto e trovarmi all’aperto quando il sole sta calando e sono le cinque mi mette sempre addosso una certa malinconia.

Il modo in cui questa malinconia si manifesta, di solito, è quel senso di perdita, di smarrimento, di nostalgia, che ti fa guardare il cielo e desiderare fortissimo che qualcuno ti abbracci.

Poi, a volte, si manifesta in altri modi e sono segnali di una forte tristezza e, anche, di crisi. Per esempio, ieri ero in macchina e ho messo su Enya.

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Bala!

Quando mi immaginavo nel ruolo di padre, un tempo, pensavo spesso ai film con cui sono cresciuto. Mi immaginavo sul divano, con mio figlio, a guardare Goonies e Mary Poppins. Sarebbe stato il momento condivisione, ma anche di passaggio di consegne. “Questi film hanno significato tanto, per me, spero che sarà lo stesso per te e per i tuoi figli”.

Ora sono dieci minuti che guardo ad anello il video di Uptown funk, con mia figlia che mi esorta a rimetterlo su, appena finisce, con un imperativo “bala!”, e vorrei parlare con il me stesso del passato e dirgli “non hai capito niente, amico mio”.

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Hot for the teacher

Oggi, una mia studentessa, al momento di andare via ha detto “Fuori è buio. Non mi piace. Rende meno bello la fine delle lezioni”.
Sono ancora indeciso se è una frase molto poetica o offensiva.

(nel dubbio le ho dato il doppio dei compiti, così impara)

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The Pieraccioni paradox

Anni fa, era molti anni fa, così molti anni fa che non ci penso neanche per sbaglio a contarlo, ché sto avendo giornate abbastanza difficili già da solo. Anni fa, dicevo, ero un giovane che si appassionava alle cose. Non è che adesso non mi appassiono, per dire, è che adesso ho sonno. O fame.

Comunque, una delle mie passioni, era il cinema. Molto banalmente, guardavo qualsiasi cosa. Senza continuità di sorta e senza filtro. Film americani, slasher, action, drammoni inglesi, cinema iraniano, tedesco, toh guarda fanno una proiezione doppia Scola-Raimi, andiamoci.

(in merito a questo, quanto erano belli, i videonoleggi? Non c’è servizio di streaming che tenga, che possa replicare quella meraviglia lì)

Si diceva che molti anni fa, guardavo tutto quello che era cinema e leggevo tutto quello che era cinema. Interviste comprese.
Un giorno lessi un’intervista a Leonardo Pieraccioni. Io non ho un’opinione precisa, su Pieraccioni, sinceramente. Ci sono un paio di scene de I laureati che mi hanno fatto ridere. C’è Il ciclone, che per me rimane un bel film. Tutto ciò che è venuto dopo l’ho abbastanza evitato perché ho capito che era entrato nel tunnel del ripetere sempre sé stesso.
L’intervista in questione era per il suo film Il pesce innamorato e lui raccontava del suo rapporto con il successo e la sua difficoltà con il seguente fenomeno, diceva (più o meno, non è che ricordo parola per parola) “diventi famoso e improvvisamente ti chiedono un parere su qualsiasi cosa, dalla política al perché i ragazzi preferiscono i boxer alle mutande. E tu mica ce le hai, quelle risposte”.

Molti anni dopo (di nuovo, non intendo contare quanti), un giorno leggevo l’account Twitter di Zerocalcare (lo percepite pure voi, il viaggio del tempo cominciato con i videonoleggi e finito con i social network? Vi sentite vecchi? Eh). Lui pubblicizzava l’uscita di Kobane calling su L’internazionale, la sua storia legata alla situazione curda, di cui lui è un sostenitore da tempi immemori. Nei commenti, una ragazza lo invitò a parlare della situazione palestinese e Zerocalcare diede l’unica risposta sensata (di nuovo, vado a braccio): “non ne so niente e non è che uno si può improvvisare esperto su argomenti così delicati”.

Ecco. Lo sa Zerocalcare. Lo capisce pure Pieraccioni. Barbero, dio bono, cos’hai contro la vita tranquilla?

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