Un mese…

Pubblicato in Tutti i giorni | Lascia un commento

Movies, uh?

Era, boh, credo il 2001, quando incappai nel trailer 5-25-77. Si trattava di una pellicola minore, di un tizio mai sentito, sul classico ragazzino disadattato che vive nel paesino di poche anime, innamorato follemente del cinema e che vede, per la prima volta, Star Wars (il titolo è la data di uscita di Episodio IV, il 5 Maggio 1977).

Il film non è mai uscito (5-25-77 dico. Star Wars sapete bene che) e a me è sempre dispiaciuto perché nel trailer mi ci trovavo un sacco. Per l’amore per il cinema, per l’amore per Guerre Stellari, per quella voglia di condividere le cose che si amano con le persone, sperando che loro le amino a loro volta, per quel desiderio di diventare regista.
E per quella frase lì: “Seeing your future is easy. Getting there is the challenge”, che mi è sempre piaciuta tantissimo e che ho sempre sentito mia.

So che, alla fine, tre anni fa, il film ha avuto una proiezione (5-25-77 dico. Star Wars più d’una), ma, a oggi, non ha mai avuto una distribuzione pubblica.
Perché arrivarci è la sfida.

Pubblicato in Cinemino | Lascia un commento

Quella cosa lì della gentilezza… /2

Oggi sono andato a fare la spesa e, mentre tornavo, ho visto che il mio ristorante italiano preferito aveva la serranda alzata.
Solitamente, quando sono all’estero, non vado nei ristoranti italiani, perché non mi interessa farlo. Ma questo è piccolo, si mangia bene, i camerieri sono gentilissimi e i prezzi sono onesti. Quando mi manca casa, a volte, mi rifugio lì.

Mi sono affacciato alla finestra e cuoco e cameriera erano seduti al tavolino e, quando mi hanno visto, mi hanno salutato.
“Aprite?”, ho chiesto.
“Sì – ha detto lei, – all’una apriamo.”
“Ma fate cucina d’asporto?”
“Puoi mangiare qui oppure sì, possiamo preparare da asporto.”
Le ho sorriso e le ho detto “Che bello. Sono contento.”
Lei, allora, ha sorriso da un orecchio all’altro e ha battuto le mani, felice.
È stato un po’ come tornare a casa. È stato un momento molto bello.

Pubblicato in Tutti i giorni | Lascia un commento

Well, I guess it’s just us now.

Cose che mi ha insegnato mio padre e che vorrei riuscire a tramandare a mia figlia.

  1. Come fare i piccoli lavoretti in casa;
  2. La ricetta del maiale laccato al miele e del risotto ai funghi;
  3. A guidare (magari con meno urla);
  4. Che lungo la strada il carico si sistema (che mi ha ripetuto, in sardo, per almeno un milione di volte, qualsiasi fosse il mio problema);
  5. Che non importa chi ci sia dall’altra parte: pago io;
  6. Se ti sbucci una mela, sii sempre pronto a lasciarla alla persona che ami;
  7. A trattare bene i camerieri (lui li trattava malissimo, ma, insomma, ci siamo capiti);
  8. Ad amare i viaggi in macchina, attraversando altri paese, perdendosi, scoprendo paesini e posti nuovi, innamorandosi dei luoghi che si visitano;
  9. Incoraggiarla nelle sue passioni e nei suoi hobby;
  10. Se inviti qualcuno a mangiare da te, non si deve alzare con la fame;
  11. Se qualcuno con cui vivi dimostra apprezzamento per un qualche tipo di cibo, comprarne in quantità tali da fargli pentire per sempre di avere espresso quell’apprezzamento;
  12. Ad amare i film di Clint Eastwood. E “Noi, uomini duri”;
  13. A fare sentire benvenuto chiunque si affacci alla tua porta, come se fosse sempre stato parte della famiglia.

(ciao papà. Prometto che ci proverò.)

Pubblicato in Tutti i giorni

Did it take long to find me? And are you gonna stay the night?

Era il 2013 e io avevo pubblicato due libri.
Ci sono un sacco di storie, su quel periodo, su cosa mi stava succedendo, sulla persona che ero, su quello che pensavo sarebbe successo.
Niente di epocale, perché, vista da fuori, è la storia normalissima di uno che vede realizzarsi uno dei suoi sogni e, sotto sotto, per quanto si schernisce, un po’ ci spera. Ma visto da dentro, era un momento molto particolare e molto folle, per me.

Un pomeriggio di Agosto ricevo una richiesta per ricevere messaggi da qualcuno che non è un mio contatto, su Facebook, e trovo scritto quanto segue: “Scusa Fabrizio se ti disturbo, intanto vorrei sapere se sei l’autore di: Di sesso,di amore… se si mi farebbe piacere parlarne grazie Claudio“.
Controllando chi era, questo Claudio, scopro che si tratta di Claudio Risi, figlio di Dino e fratello di Marco. Regista cinematografico.
Come potreste sapere, se mi conoscete da molto tempo, scrivere per il cinema era stato uno dei miei sogni di gioventù.
Contattai Claudio e parlammo un po’. Aveva letto il mio secondo libro, gli era piaciuto molto e gli sarebbe piaciuto riuscire a farne un film. Non sarebbe stato un progetto sicuro (anzi), né sarebbe stato un grosso progetto (lui accennò a un “film per Internet”), però avrebbe voluto incontrarmi e parlarne.
Claudio Risi ha diretto cose piccole e che sono, in un modo o nell’altro, legate alla mia infanzia. Tra tutte, penso che la cosa forse più riuscita (con tutti i limiti del caso) sia “I ragazzi della 3 C“. Il suo interesse nel mio libro, risvegliò contemporaneamente una serie di speranze che, ovviamente, seppellii sotto un metro e mezza di terra, e un certo terrore che potremmo riassumere in me che mi immagino seduto in una sala cinematografica, a guardare un film tratto da un mio libro nel quale è stata infilata a forza “aò famme ‘na pompa!”.

Incontrai Claudio a casa sua, a Parioli, e, un’altra volta, lui venne a Bologna con il suo sceneggiatore storico. Parlammo del libro, scrissi un soggetto e poi un trattamento. Era una persona affabile e gentile. Non so quanto ci fosse di serio, nel suo progetto, ma il fatto che una volta venne lui, invece di fare andare me, ho sempre pensato fosse comunque un gesto gentile.
La cosa, ovviamente, non andò mai in porto. Il suo ultimo messaggio era stato in Febbraio 2015, in cui si scusava per essere sparito, spiegando che la situazione non era delle migliori, ma che stava lavorando al nostro progetto.
Delle nostre chiacchierate ricordo che dava importanza a un sacco di cose alle quali io, a livello narrativo, non avevo mai pensato. Ricordo che mi disse “certo che [il protagonista] esce un sacco, la sera. Con il lavoro che si ritrova, come fa a pagarsi le bevute?”.

Negli anni ci siamo persi di vista. Io, ogni tanto, l’ho pensato, ma non gli ho mai scritto, perché, da un lato, lo consideravo un progetto naufragato, dall’altro non volevo sembrare quello che lo stressa e gli tira la giacchetta aspettandosi il tappeto rosso al Festival del Cinema di Venezia.
Per me, la collaborazione, per quanto breve e non baciata dal successo, era stata un’esperienza che lego a quel periodo così particolare.

Oggi, per puro caso, ho scoperto che Claudio ci ha lasciato. Complicazioni di un infarto, dicono.
E mi sono ritrovato a pensare che mi dispiace. Che ricordo quest’uomo gentile, seduto nel suo salotto luminoso a Roma, mentre parliamo del libro, dei personaggi e io, ogni tanto, lancio uno sguardo alle statuette del Telegatto che sono disposte su un tavolino e, dentro di me, penso che mai avrei pensato di vedere da così vicino le statuette del Telegatto.

Non direi che volevo bene a Claudio, né che eravamo grandi amici. A volte, nella vita, conosci qualcuno e lui attraversa la tua esistenza e poi va via. Se hai fortuna, ti lascia un bel ricordo.
Claudio mi ha lasciato un bel ricordo. E se è vero, come diceva il tale, che siamo immortali fino a quando qualcuno si ricorda di noi, Claudio si è guadagnato almeno un pezzetto di immortalità, finché dura.

Pubblicato in Cinemino, On writing | Contrassegnato | 3 commenti

Ma è solo ipocondria questa mia nostalgia…

Le settimane sono passate e stiamo ancora qui. Tra una chiacchierata su Zoom, una diretta del Presidente del Consiglio, una ricetta da cucinare, una sessione di allenamento in casa.
O anche solo un pomeriggio sul divano, annoiati, sfogliando i social network che non possono darci quello che vogliamo e che, credo, faticano più del solito a darci materiale su cui ridere, riflettere o anche solo perdere del tempo.

Come va la mia missione per la gentilezza?
Va bene. Tengo fede. Ma non sempre e qualcuno si è visto trattare malissimo, dal sottoscritto. Ma se, da un lato, mi dispiaccio dalla cosa, sono anche convinto di averlo fatto con persone che, in fondo, se lo meritavano (poi potremmo discutere su cosa voglia dire “meritarselo”, ma ne parliamo su Zoom nella sessiona di terapia alcoolica delle 23.45).

È inutile negare che, dopo più di un mese, tutte quelle cose che facevamo con eccitazione e trasporto hanno smesso di esercitare lo stesso fascino e di darci la stessa spinta. È fisiologico, per quanto triste.
Io, qui, vi metto sei cose che mi piacciono e mi stanno aiutando moltissimo, in questi giorni. Non sono cose enormi, non sono la panacea di tutti i mali, ma credo che le piccole cose che ci fanno felici siano importanti quanto le grandi. Specialmente in giorni come questi, in cui di grandi cose per cui essere felici non ce ne rimangono molte.

  1. Leonardo Ortolani, al di fuori di essere l’autore di Rat-Man, è anche uno dei migliori autori tout-court del panorama letterario italiano. Da quando è cominciata la quarantena, nel suo account Instagram, ogni giorno, pubblica delle vignette a commento della situazione. Sono divertenti, sono feroci, sono cattive, sono tristi, ma sono tra le cose migliori che potete leggere, ogni giorno.
  2. Allo stesso modo, Zerocalcare ha prodotto alcuni corti dove parla della quarantena. Lui è un altro che scrive in maniera sublime e anche in questa occasione non manca di essere perfetto. Li trovate sulla sua pagina FB e su YouTube.
    (apro una parentesi: Ortolani e Calcare queste cose ce le stanno donando gratis. Che sembra una sciocchezza e invece.)
  3. IlPost, ogni giorno, invia una newsletter gratuita sull’andamento della crisi. È scritta bene, con contezza, senza sensazionalismi. Il Post, tra l’altro, giornalmente sta producendo articoli dedicati alla situazione e, di nuovo, sono molto ben fatti e, di questo, va reso merito a Luca Sofri e collaboratori.
  4. Il canale YouTube di The Show Must Go On sta mostrando musical interi, gratuitamente. Sono passati già Il fantasma dell’Opera e il suo sequel, Love never dies. Non rimangono su molto a lungo, ma se siete appassionati, potete vederli gratuitamente.
  5. Dal punto di vista della musica, si trovano alcune cose, in giro. Se i Dropkick Murphys hanno fatto un intero concerto gratuito, Dave King, cantante dei Flogging Molly, e sua moglie Bridget Reagan (che del gruppo è violinista e polistrumentista) ogni settimana suonano due pezzi del gruppo dal loro salotto e lo mettono sul loro canale, chiamandoli “Dave & Bridget Fireside session“. Anche The White Buffalo ha ricominciato le sue sessione di “In the garage“.
  6. Sul suo sito, Nick Cave sta scrivendo “The red hand Files” con moltissime riflessioni che trovo interessanti (in particolare questo pezzo, che ho amato molto).

Non sappiamo ancora per quanto tempo staremo come staremo. Cerchiamo di affrontarlo con il sorriso sulle labbra più tempo possibile.
Il mondo è nel caos. Siate gentili.

Pubblicato in Cose varie, Melodia del suono | Lascia un commento

Quella cosa lì della gentilezza…

L’altro giorno stavo facendo lezione online al mio gruppo di adolescenti (fascia 14-17, più un paio di ventenni).
Cerchiamo di lavorare, non parliamo molto della cosa del virus e tutto il resto, un po’ perché non c’è molto da dire, un po’ perché non voglio che siano tesi.
Alla fine della classe, mentre chiudevo la comunicazione e ci si dava appuntamento alla prossima, una delle ragazze ha mezzo biascicato un “vi voglio bene”.
Non so se io fossi incluso nel messaggio (reputo di no, sono un elemento estraneo nel gruppo che si è formato), ma è stato, in ogni caso, un momento molto bello.

Pubblicato in Tutti i giorni | 1 commento

Try a little tenderness.

Non sto parlando di quello che sta succedendo a tutti quanti. Perché non ho conoscenze scientifiche per dire cose corrette. Perché ci sono già troppe persone che parlano. Perché non voglio unirmi al brusio di fondo.

Sto cercando di gestire bene la quarantena. Sto parlando un sacco con gli amici (e sì, questo lo posso dire: le chiacchierate con gli amici mi sono mancate un sacco).

L’unica cosa che vorrei dirvi, e lo faccio con tutto il cuore, è questo: approfittiamo di questo momento per essere gentili con gli altri.
Ci saranno un sacco di cose che ci daranno fastidio: la gente che fa le videochiamate di gruppo, la gente che si affaccia sui balconi e applaude, la gente che parla solo di questo.
Approfittiamo di tutto questo e siamo gentili. Lasciamo perdere il fastidio. Capiamo che, lo stesso stress che stiamo vivendo noi, lo stanno vivendo anche gli altri e che ognuno reagisce a modo suo.

In un momento come questo, essere gentili è la vera rivoluzione.

Pubblicato in Tutti i giorni | Contrassegnato | 3 commenti

This is one time where television really fails to capture the true excitement of a large squirrel predicting the weather…

2 Febbraio, come ogni anno è il giorno di Punxsutawney Phil, il più grande metereologo vivente.
Cose che potete fare oggi:

  1. Guardare Ricomincio da capo. Se l’avete già visto, riguardatelo, ché ne vale sempre la pena.
  2. Cantare I got you babe, di Sonny & Cher (curiosità non collegata al film: questa canzone si adatta perfettamente a qualsiasi altra canzone. Provateci. Cominciate a cantare una canzone qualsiasi e, a un certo punto, partite con il ritornello di I got you babe e vi accorgerete che ci sta benissimo).
  3. Andate sul sito di Punxsutwney e seguite live tutta la festa, compresa l’apparizione di Phil che ci dirà se vede la sua ombra o meno (nel primo caso, sono altre sei settimane di inverno, altrimenti è una primavera prematura).
  4. Guardatevi intorno e accorgetevi che avete già vissuto tutto questo ieri.
  5. Preparatevi a quelli che “eh ma in Italia c’abbiamo la Candelora e gne gne gne”.
Pubblicato in Cinemino, Melodia del suono, Tutti i giorni | Contrassegnato , , | Lascia un commento

…when you’re sad you understand the lyrics.

Ieri mattina stavo tornando a casa per la mia pausa pranzo e ho preso, come ogni martedì e giovedì, il sottopassaggio della stazione dei treni.
Ci trovo sempre un ragazzo con la chitarra che suona e, a volte sì, a volte no, gli lascio qualche moneta.
Ieri ero di fretta, avevo fame, ero stanco e non mi sono fermato, ma, passando, ho sentito un breve pezzo, la coda di un assolo di chitarra che conoscevo, ma che, sul momento, non riconoscevo.
Siccome, ho detto, avevo fame, non mi sono fermato per ascoltare il resto, pensando che mi sarebbe venuto in mente senza problemi.

Ora, è questa la cosa buffa della mente umana: non mi è tornato in mente.
Inizialmente pensavo fosse “Wish you were here”, ma no, non lo era. Quindi ho cominciato a cantare ossessivamente la cosa nella mia testa, sicuro che sarebbe riemerso, in qualche modo, ma niente, non c’era verso.
Dopo un’oretta, durante la quale rischiavo di impazzire, ho mandato un messaggio vocale a un’amica, chiedendole aiuto, sicuro che lei l’avrebbe riconosciuta (non so perché proprio lei, basilarmente mi fidavo del suo essere OCD, credo).
Neanche lei lo sapeva.

È qui la seconda cosa buffa di questa storia: lei ha contattato altri amici, inoltrando il mio messaggio vocale, e chiedendo loro aiuto.
Neanche loro lo riconoscevano e anche loro hanno cominciato a pensarci ossessivamente.
Uno di loro ha inoltrato il messaggio vocale a un suo amico espertissimo. Neanche lui lo ha riconosciuto e stava impazzendo.

Nel frattempo io ho mandato il messaggio a un mio amico musicista e, dopo un paio di tentativi, pure lui non riusciva a trovarlo e lo ha fatto ascoltare a tutto l’ufficio e nessuno di loro lo riconosceva e…

In breve sono stato il paziente zero di qualcosa di molto simile a una epidemia zombie. Nel giro di poche ore, ricevevo suggerimenti e mi venivano inoltrati messaggi vocali di gente che non ho mai visto prima, con la quale non ho mai parlato, che dicevano la propria.
La propria, di solito, era composta da “possibile titolo” + “ma no, non è questo, però la conosco” + “è che ha un giro che si adatta al 90% della produzione musicale” + “che lui sia maledetto, sto impazzendo”.

Ne abbiamo parlato per ore. Credo che sia un pezzo dei ’70. No, non suona come un pezzo dei ’70. Secondo me, sono i Turin Brakes. Non li ho mai ascoltati. Ma come è possibile che non li abbia mai ascoltati? Troppi BMP per essere i Pink Floyd. Mi ricordo che c’erano degli archi in sottofondo, non possono essere i Guns’n’Roses.

Sono tornato a lavoro e, arrivato lì, ho attaccato il virus ad almeno una collega (che, va detto, l’ha preso in maniera leggera, ci ha pensato, ci ha riso su e se n’è dimenticata).

Ho poi ricominciato a lavorare e, quando ho avuto un’attimo di pausa, un 3 ore dopo, mi apprestavo a scrivere a un altro mio amico che è una enciclopedia musicale, mentre continuavo a ricevere messaggi con suggerimenti misti a maledizioni varie e multiformi. E mentre digitavo sul cellulare il mio grido di aiuto e ripassavo mentalmente per la volta duemilaseicentoquarantesette quel breve spezzone di chitarra elettrica, il titolo della canzone mi è venuto in mente.
Era Angel di Robbie Williams.

Ora, qui l’ultima cosa buffa della vicenda: a me Angel di Robbie Williams manco piace. La trovo una roba scialba e banalotta. Ma c’è stato un periodo in cui, visto l’enorme successo che aveva riscosso, la sentivi pure con la televisione spenta e quindi, in qualche modo, la ricordo. O, per lo meno, ricordo quel passaggio lì

Ho cominciato a mandare in giro messaggi dove rivelavo la soluzione. La cosa bella è che hanno tutti riso (almeno quelli con cui ho parlato io. Almeno ufficialmente, magari, dietro lo schermo del cellulare, stanno pugnalando ripetutamente una mia bambolina voodoo. Il che, va detto, spiega perché ho dormito così male, stanotte. Quello o la cena che mi è rimasta sullo stomaco. Probabilmente la cena. Ma sto divagando). Molti hanno ammesso di essersi divertiti, alla fin fine. Altri mi hanno chiesto come ho potuto pensare che Angel fosse Wish you were here.

È stato un bel momento, però. Una delle rare volte in cui Internet ha fatto una roba genuinamente divertente, per me, e in cui ha portato insieme persone che non si conoscono per qualcosa che non fosse un tweet di Trump o la recensione dell’ultimo film Marvel.

E comunque, fanculo, era Angel di Robbie Williams.

Pubblicato in Melodia del suono | Contrassegnato , , | Lascia un commento