Ballando in mezzo alla strada

Ho passato tre giorni a un trofeo magico e oggi, finalmente, si è concluso. Se non sapete cos’è un trofeo magico, poco male, vuol dire che siete dei babbani e che non siete interessati all’argomento. Magari vi diverte quando qualcuno trova la carta nel mazzo o fa comparire una monetina che aveva fatto sparire da una mano, ma non ha importanza.

Oggi ho detto al presidente del mio club, durante una conversazione, che sono 18 anni che organizzo congressi, anno più, anno meno. Ho visto passare un sacco di gente e poi, lentamente, sono uscito dal lato organizzativo, laddove possibile, e mi sono limitato a dare una mano sul campo e a cercare di dover gestire meno beghe possibili.

In questi giorni ho visto un po’ di quei lati umani che amo meno. Tipo l’egocentrismo, per dire, o le bizze da prima donna, quando non solo non sei la prima donna, ma neanche la quarta o la quinta. E mi sono reso conto che non ho più voglia, pazienza e tempo di avere a che fare con quel genere di persone. C’è già abbastanza negatività nel mondo (voglio dire, lo so bene, sono una delle principali fonti), non vale la pena andarsene a cercare altra.

Ieri sera, verso l’una, guidavo verso casa e ho visto un sacco di gente che bivaccava ai lati della strada o camminava verso una meta non precisa e ho pensato che fossero reduci dal concerto di Jovanotti. Ma eravamo troppo lontani ed erano veramente tanti. Ho pensato prima a un concerto all’Estragon (tempio bolognese della musica rock e di quella alternativa) e poi alla manifestazione musicale che c’è in fiera, il Jambo. Poi, mentre arrivavo vicino al mercato agricolo, ha fatto la sua comparsa un torpedone di giovani ragazzi, non meno di una trentina. In cima alla fila qualcuno spingeva quello che sembrava un vecchio carretto dei gelati, sul quale sono state montate delle casse, dalle quali usciva musica. Ho rallentato e, di colpo, ho dovuto inchiodare, perché una ragazza è uscita dalla fila, saltando in mezzo alla corsia e accennando dei passi di danza. Ho dato un colpo di clacson, allargando poi le braccia in segno di incredulità, lei mi ha guardato e poi ha ballato ancora. Forse era ubriaca o fatta o entrambe le cose, ma dopo due giorni di illusioni magiche e di comportamenti da drama queen mi è sembrata la cosa più reale del mondo. A fine balletto mi ha fatto l’inchino, quella pazza scriteriata, e allora ho sorriso e le ho fatto un applauso. Lei è tornare in fila, io a casa. 

Alla fine non so se fosse ubriaca o fatta, ma so che le piace ballare e che è stata il modo più strano che mi sia mai capitato per tornare alla vita di tutti i giorni.

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