Brevi considerazioni su Lo Hobbit: la desolazione di Smaug

Premetto subito due cose:
1. È bello.
2. Lo rivedo sabato, per bene, senza interruzioni causa forza maggiore.
Detto questo ci sono cose che uno si ritrova a pensare, alla veneranda età di FZZZSHSTTT anni, mentre è seduto su quella cavolo di poltroncina e il bambino dietro ravana incessantemente DA DUE ORE in un pacchetto di patatine che ormai dovrebbe essere vuoto e invece pare continuare a vomitare fuori cibarie varie.
E queste cose, nell’ordine, sono:
1. Bei paesaggi, bei scenari, belle atmosfere. Con tutti i suoi difetti, Peter Jackson è uno capace di creare la Terra di Mezzo, di darle vita e di farti sentire parte di un mondo che non esiste. Una sorta di ingresso nella cantina di Mos Eisley, solo reiterata per ore.
2. Il fastidio principale è la durata. Il film è bello, dura meno del primo, passa bene, ma rimane troppo lungo. Ci sono scene e scelte narrative che, sebbene belle e potenti e commoventi e affascinanti e quello che vi pare, se fossero state tagliate non avrebbero cambiato di una virgola gli equilibri della storia e della narrazione. E allora, Peter, mio caro, barbuto amico, cos’hai contro al farmi andare a letto prima delle due del mattino?
3. Nonostante rimanga valido quanto scritto al primo punto, comincio ad avvertire una sorta di sensazione di “effetto fotocopia” nelle panoramiche a telecamera volante di PJ, accompagnate sempre da un maestoso pezzo di Shore che, detta come va detta, comincia a farmi sembrare uguali tutte le carrellate. Parte la musica, la telecamera vola in giro, ruotando, passando dietro colonne, sollevandosi, mostrando panoramiche di posti meravigliosi e stupendi, ma ripetendo questa cosa a ogni nuova locazione, alla fine, ti pare sempre la stessa roba.
4. Non ho mai finito il libro e quindi, detta come va detta, dei cambiamenti mi interessa poco. Però ci sono cose che mi fanno chiedere “ce n’era bisogno?”. Legolas che si mangia uno screentime indecente, la sotto trama degli orchi, la coppia sindaco e segretario della città del lago, tutta roba che sì, ah ah, bella, bravo PJ, ah, però arriviamo a questo maledetto drago?
5. Bilbo a parte, manca l’evoluzione di ogni singolo personaggio. Preso atto che Gandalf è Gandalf e non puoi farci niente e preso atto che Thorin ha un ruolo e a quello deve essere fedele, ci sono altri 12 nani e sono tipo i personaggi meno caratterizzati dell’universo. A parte i segni particolari base (quello grasso, quello saggio, quello scemo e via andare) il film è talmente preso da mostrarti flashback e personaggi nuovi che ai nani in sé (con l’ammirevole eccezione di Kili, impegnato in una micro parentesi romantica) non viene concesso spazio per crescere. Il che è un peccato, perché sono potenzialmente interessanti e invece sono relegati a un ruolo tipo da Stormtrooper.
6. Il personaggio di Evangeline Lilly, Tauriel, contrariamente a quanto si potesse pensare funziona ed è interessante. Non è esagerata, né gratuita e la sua trama è gestita in maniera molto delicata ed equilibrata.
7. Smaug. Non c’è molto da dire: Smaug è bellissimo e si merita da solo la visione del film. Visto in inglese, con la voce originale di Benedict Cumberbatch, deve essere ancora più maestoso, motivo per il quale varrà la pena di affrontare la versione in lingua originale. Allo stesso modo: Martin Freeman è un attore meraviglioso e di una bravura mozzafiato.
8. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, torno a ripetere, è un bel film, decisamente superiore al primo (ma è un po’ il vantaggio dei secondi capitoli delle trilogie, quella di poter premere sull’acceleratore senza preoccuparsi troppo) e con un cliffhanger della madonna che mi ha fatto ficcare le unghie nei braccioli della poltrona. Però soffre di questo gigantismo dovuto all’ego di Peter Jackson che lo rende a tratti inutilmente pesante e ridondante. Poi c’è anche da realizzare che dopo Il Signore degli Anelli non abbiamo più avuto un fantasy decente, al cinema, e quindi ci sarebbe solo da baciarsi i gomiti, ma ci sono dei momenti in cui uno deve cominciare a realizzare che forse sta perdendo un po’ di vista il senso delle cose. A quello di Modesto è successo con gli Ewoks, PJ. Ci siamo capiti, no?

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2 risposte a Brevi considerazioni su Lo Hobbit: la desolazione di Smaug

  1. lupigi ha detto:

    ai nani in sé non viene concesso spazio per crescere

    Vorrei anche vedere.

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